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A BAGGIO LE CERAMICHE PARIETALI RACCONTANO DI QUANDO ERA COMUNE

Trentadue "muri viventi". In via Forze Armate sono 8; in via Ceriani, 4: il "Diciotto" così spiega storia e identità

Quando a Baggio l'organo era dipinto sul muro

Quando a Baggio l'organo era dipinto sul muro

Per rendere più belli i quartieri, c’è chi, tra i comuni, sceglie i grandi murales alti decine di metri che in genere riportano la gigantografia del viso di qualcuno e c’è invece chi sceglie le ceramiche parietali dipinte, di dimensione molto minore, ma più capaci di raccontare, illustrare, esporre la cultura del posto. Baggio, grazie ai “Diciotto”, ha scelto la seconda, un po’ perché il suo centro storico non ha casermoni da nascondere pietosamente, un po’ perché con la ceramica appesa ai muri si riesce a raccontare meglio la propria storia. Ne parla un libro
https://iborghidimilano.it/wp-content/uploads/2026/01/Muri_Viventi_di_Baggio.mp4
Baggio, che non è proprio un quartiere, ma una città medio-piccola senza amministrazione comunale propria (quartiere lo è solo per la burocrazia), si è inventata un museo parietale. Ha cioè introdotto l’originale esperimento di raccontare se stessa attraverso i muri delle sue vie, che divengono “parlanti” attraverso particolari espressioni artistiche. Evitando il ricorso ai giganteschi murales, come di moda in moltissimi comuni italiani, si è preferita la raffinata arte dell’espressione figurativa (disegno o pittura) su ceramica, secondo tecniche artigianali proprie.
Famiglie riunite nella stalla, d’inverno

È un museo illustrato, un romanzo di 32 immagini realizzato da autentici maestri nel campo della ceramica artistica. Decine di pezzi, sparsi per Baggio, raccontano la sua storia, o rappresentano immagini del passato rurale secondo schemi forse idilliaci, bucolici, ma sicuramente veritieri: quello era il passato.

Si comincia con cinque grandi “affreschi” in bianco e nero, o meglio, in blu Lodi: aprono una finestra sul tempo mostrando scene di vita rurale non proprio generica, bensì confacente il territorio della piana lombarda e la sua comunità riunita in borghi e cascine, un mondo scomparso dal quale però proveniamo e che non sarebbe male dimenticare per non doverci allontanare troppo dalle condizioni naturali originarie. L’omaggio al passato è raccontato con uno stile a metà strada tra l’affresco tradizionale e il fumetto, o da film neorealistico, o anche storico con i costumi dell’epoca. A che cosa servono simili quadri, perché è utile avere sotto gli occhi questo passato, in altri quartieri milanesi del tutto dimenticato? Lo si capisce leggendo un libro-guida edito dal Diciotto, i cui redattori fra l’altro hanno contribuito a ispirare i vari soggetti, anche impegnando finanziariamente la testata. Il libro s’intitola “Baggio e le sue ceramiche 2004-2024”, curato da Roberto e Marco Rognoni, con fotografie di Andrea Cherchi, un professionista non baggese ma conosciuto per come racconta città per immagini. Le fotografie delle ceramiche, da lui scattate, reggerebbero da sole una mostra da piazzare ovunque, anche eventualmente all’estero in una ipotetica iniziativa sul rapporto fra arte di strada e città. La lettura del prezioso libro-guida è indispensabile per comprendere concezione, significato e messaggio delle ceramiche. 
Storia misteriosa di due partigiani di Baggio uccisi da partigiani del Comasco

Si inizia con “Primavera in una Baggio ideale (1830)” ispirato a incisioni del 1830, appunto. La scenografia prospetta una stalla con fienile mentre i residenti si preparano a recarsi nei campi. Si nota, fra le altre cose, una nonna che trattiene la nipotina mentre la giovane madre si allontana, e altro ancora. Potrebbe essere definito “il mattino di Baggio”. Invece, “Primavera mezzodì” apre su un gruppo di contadini mentre riposano nella pausa del (peraltro breve) pranzo, all’ombra di un gelso e sulla riva di quello che potrebbe essere un freschissimo fontanile. Qui si comprende bene quello che abbiamo perduto del passato, non è esattamente come stare al Parco delle Cave. Potremmo reintitolarlo “Eden scomparso'”.

Le grandi ceramiche successive riproducono, sempre come in un film neorealista degli anni 50, la visita del grosso grasso padrone locale, proprietario terriero (e de facto delle vite dei contadini) e del borgo, con un codazzo di parenti e dipendenti al seguito. È l’immagine di chiusura della prima della rivoluzione industriale. L’ultimo in blu Lodi è una scena domestica, l’interno di un’abitazione di famiglia rigorosamente patriarcale che si accinge a desinare con un po’ di polenta versata sul tavolo (la quantità che si vede non è in grado di sfamare i tanti presenti). Molto tipico di un passato che, in questo caso per fortuna, non c’è più, ma è un bene ricordare, perché malgrado tutto i grandi progressi si sono avuti. Solo dovremmo riavvicinarci ad alcuni episodi del mondo rurale.  Le ceramiche parietali di Baggio non sono ovviamente appariscenti come i grandi murales, ma più adatte a raccontare, con strumenti raffinati, la storia di questo millenario ex comune.
Riposo sotto gli alberi accanto a un fontanile

Gli altri grandi “affreschi” su ceramica parietale sono a colori. Qui possiamo menzionarne qualcuno che colpisce l’immaginazione. Per esempio la rappresentazione di un interno di osteria, che non era affatto un semplice bar, come si vede nei film, quanto piuttosto centri sociali improvvisati tutte le sere; si nota poi, in altra strada, il carro tipico del matrimonio, con gli sposi in piedi, trasportati da cavalli, in modo che potessero riscuotere gli auguri del paese. C’è l’omaggio alla letteratura: la scenetta manzoniana di Renzo Tramaglino che incontra il cardinal Federigo, mentre fuori dalla porta assiste l’intero paese; c’è la mappa di Baggio del 1722, opera di storia urbanistica anche quella. Ovviamente, ci sono anche le leggende numero uno di Baggio, una allude a famoso organo dipinto sul muro perché non c’erano i soldi per comprarne uno nuovo, e da qui valeva il, detto  “ma va a Bagg a sonà l’orghen”, un modo di mandare a quel paese senza offendere. L’altra all’asino che sale il campanile della chiesa vecchia di Sant’Apollinare, oggi bisognosa di cure.

Nella sola via Forze Armate sono 8 le ceramiche parietali; in via.Ceriani, dove si trova la Libreria Linera di Confine, che Andrea Cherchi in un suo video definisce “la più bella di Milano”, ce ne sono 4. Qui trovate anche il libro-guida, pagandolo un’offerta libera pro Diciotto, indispensabile per il vostro tour nel “museo illustrato” baggese. 
Incontro fra il card. Federigo e Renzo, che però non è avvenuto a Baggio
La cascina al risveglio del mattino, tutti indafafrati
Va a sonà lorghen de Bagg

In ricordo dei gruppi in difesa della donna durante la guerra
La leggenda del mulo che risale il campanile della vecchia chiesa
Il momento del carro con sposi e parenti mentre passano per il paese diretti o di ritorno dalla chiesa

All’osteria, i “cemtri sociali” del passato
La famiglia riunita intorno al tavolo dove viene versata la polenta, scena consueta

ARTICOLO PUBBLICATO IN COLLABORAZIONE CON “IL DICIOTTO” NUMERO DI FEBBRAIO 

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