Il valore artistico del tempio di piazza Gabrio Rosa è un’isola di splendore inserita in un vecchio quartiere popolare anni 30. Sorto sull’area dell’ex cascina Gamboloita, mostra un’architettura vicina al mondo romano antico, belle vetrate e diversi dipinti di pregio, tra cui il “miracoloso” Madonna della Rosa, che mostra il figlio piccolo mente offre una rosa alla madre, un soggetto raro e particolarmente delicato, proveniente dalle mura esterne di una chiesa demolita
di Riccardo Tammaro – Fondazione MilanoPolicroma
Nella zona sud-est di Milano, nei pressi dell’antico borgo di Nosedo, si trova questa chiesa sita in piazzale Gabriele Rosa.
Nel 1926 era sorto infatti un quartiere di case popolari, chiamato Regina Elena, nella zona nota come Gamboloita, dal nome di una antica cascina ormai scomparsa, che conteneva anche un’elegante villa con ampio giardino. Il toponimo viene ora ricordato da una via nei pressi. Questo quartiere perteneva alla chiesa di San Luigi Gonzaga, piuttosto lontana, e così il 22 ottobre 1927 un decreto arcivescovile del cardinale Eugenio Tosi trasferiva al Gamboloita il titolo della chiesa di San Michele alla Chiusa, sita nei pressi di piazza Vetra e di antichissima fondazione (citata già nel 1171).
La prima pietra della nuova chiesa veniva posata il 28 settembre 1930 e il 19 ottobre 1930 veniva costituita come parrocchia; infine, il 27 aprile 1933 avveniva la consacrazione. L’intitolazione era inizialmente solo a San Michele, ma dato che tra le suppellettili ereditate dalla chiesa alla Chiusa c’era una statua di Santa Rita che, anche grazie all’attività del parroco, attirava parecchi fedeli, nel 1951 venne mutato il titolo ecclesiastico in San Michele e Santa Rita.
Nel frattempo, nel secondo Dopoguerra, aveva cambiato nome anche il quartiere di case popolari a cui la chiesa faceva da riferimento, che aveva preso il nome, tuttora in vigore, di Quartiere Mazzini.
Questo Santuario si distingue subito dall’esterno per la cupola coperta di rame, opera di Felice Pasquè, che vi lavorò dal 1930 al 1933. In tempi recenti alla chiesa è stato fatto premettere un atrio d’ingresso, dotato di un armonico arco d’entrata; sulle pareti laterali, poi, sono visibili, attraverso le raggiere di stile littorio, le nuove coloratissime vetrate di cui diremo in seguito. Interessanti sono anche i pesanti cancelli in ferro, posti alle entrate delle originarie sacrestie, imperniati sulla simbolica spada fiammeggiante di San Michele.
L’interno è a croce a tre bracci, con un’abside sul fondo. L’impressione immediata è di estrema sobrietà; ad un più attento esame, tuttavia, non sfuggono le caratteristiche artistiche dell’edificio.
Primo fra tutti l’elegante altare con tiburio in marmo scuro e cupola in marmo chiaro, che si staglia al centro del presbiterio. Davanti a questo si trova appeso il crocifisso realizzato nel 1954 da Gino Casanova della Scuola Beato Angelico: l’opera presenta un Gesù che spicca nella splendente patina dorata del bronzo sulla larga e concava croce di rovere.
Belle vetrate
Sullo sfondo del presbiterio si possono notare subito le vivaci vetrate delle lunette dell’abside, eseguite nel 1983 da Marco Visconti (che si avvalse di una tecnica particolare, a vetri sovrapposti), raffiguranti i quattro evengelisti oltre al Cristo con la corona di spine. A lato dell’altare, interessante il leggio, ricoperto di altorilievi. Le pareti sono anch’esse ricoperte di eleganti lastre di marmo tendente al verde.
Nei bracci laterali, le pareti sono tappezzate da centinaia di ex-voto, che contornano alcuni quadri di un certo valore artistico: si noti, a destra, il quadro raffigurante San Michele Arcangelo, tela attribuita alla scuola lombarda del Nuvolone (XVII secolo), mentre la maggior parte della decorazione artistica della chiesa è opera del pittore F. Landini, che la realizzò nel 1930.
Le due recenti vetrate, opera della Vetreria Cerioli e presenti nei transetti, sono dedicate alla vita terrena di Cristo, rappresentandone la natività (sinistra) e la passione, morte e risurrezione (destra), e illuminano l’interno dotandolo di gradevoli policromie. Vale poi la pena di dare un’occhiata ai portali posteriori e alla via Crucis, tutti manufatti bronzei.
La Madonna della Rosa

Nel transetto destro, infine, spicca un vero tesoro d’arte. Si tratta del bellissimo affresco, dipinto nel Trecento, forse in occasione della peste del 1343 a Milano, raffigurante la Madonna e il Bambino. L’affresco rappresenta la Madonna della Rosa, fiore simbolo della Vergine: nell’opera, il bambino porge teneramente una rosa alla madre che lo tiene in braccio.
Realizzato dalla scuola giottesca di Giusto de’ Menabuoi, fu commissionato da una confraternita per il muro esterno della chiesa cittadina di San Michele alla Chiusa, che si trovava nei pressi di piazza Vetra; nel Sedicesimo secolo, per salvare il dipinto dalle intemperie, gli fu costruita accanto una chiesa gemella che lo proteggesse: l’affresco, infatti, era ritenuto miracoloso.
Nel 1930 venne deciso di demolire entrambe le chiese, ma per non perdere la tradizione vennero trasferiti alla costruenda chiesa di San Michele e Santa Rita sia l’affresco, sia alcune suppellettili, unitamente alla dedicazione a San Michele.
L’affresco in questione è stato inserito tra i soggetti visitati nell’ambito della manifestazione “Natale nei borghi 2025”, curata da Associazione ABM (Antici Borghi Milanesi), di cui fa parte la Fondazione Milano Policroma, da Civita Mostre e Musei e dal Comune di Milano.


