I Borghi di Milano
  • Home
  • Chi Siamo
    • AUTORI
    • Contatti
  • CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
  • Borghi e Comuni
  • ItinerariNew
  • Altre Città
  • Raccolta Fondi
  • Home
  • Chi Siamo
    • AUTORI
    • Contatti
  • CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
  • Borghi e Comuni
  • ItinerariNew
  • Altre Città
  • Raccolta Fondi
I Borghi di Milano
No Result
View All Result

Sito antico scomparso. Eccetto un rudere…

Il rudere della chiesa di San Giorgio, 1850. È l'unico monumento rimasto di Roserio

Il rudere della chiesa di San Giorgio, 1850. È l'unico monumento rimasto di Roserio

SOMMARIO Roserio era frazione di Musocco, ma fu Comune esso stesso. Un tempo circondato da fiumi e fontanili, oggi è uno di quei borghi antichi di cui sfortunatamente non resta traccia. Solo nella rotatoria davanti all’ospedale “Sacco” (di fatto una piazza incompiuta e senza nome), c’è l’unico monumento rimasto: occorre un investimento per salvarlo.  Nascosto da grandi pannelli pubblicitari, ormai è l’unico a fornire un’identità storica a un noto quartiere di Milano

di Massimo Pozzi

Il bosco della Merlata indicato in una mapa del XVI sec. Oggi è occupato dal cimitero Maggiore

Roserio era un borgo agricolo di origini antiche coltivato a biade, viti, gelsi e prati perenni. Il nome deriva da “rosa” o “roser” per indicare la presenza di serre coltivate a roseti.
Nel 1476 risultava essere parte del feudo di Desio per poi successivamente passare sotto la giurisdizione della Pieve di Bollate. Confinava con Baranzate, Cassina Triulza, Musocco e Vialba ed era collocato sulla “strada per Varese” lambendo di fatto il Bosco della Merlata.
Con l’istituzione del feudo di Novate e Roserio del 19 aprile 1674 diventa feudataria la famiglia del marchese Carlo Pogliaghi che acquista i terreni dalle Regia Camera Ducale mantenendo il privilegio di famiglia feudataria fino all’abolizione dei diritti ad opera dei francesi.

A quel tempo le uniche abitazioni di Roserio erano costituite dalle fattorie dei contadini che si dedicavano all’agricoltura e alla pastorizia. Cascina Borrona, Cascina Fiorenza e Cascina Gattona creavano una specie di cornice delimitante i confini del borgo rispetto alle vicine Cascina Triulza, Cascina Merlata, Vialba e Musocco. Il resto era costituito dal bosco della Merlata e da terreni bagnati da una complessa rete idrografica e dal torrente Nirone la cui testa di fonte in cotto era caratterizzata dall’iscrizione ducale e dallo stemma dei Visconti.
Il torrente, nato fontanile e nel prosieguo collettore di molti altri fontanili fino quasi a diventare un fiume, costeggiava la Strada Varesina fino al Molino di Roserio incrociandosi con alcuni canali di comunicazione a Vialba, Quarto Uglerio e Musocco dove incontrava il torrente Pudiga e il Fontanile Cagadenari tramite un acquedotto in cotto al ponte che portava alla strada comunale di Villapizzone e la Melgasciada. Il letto del torrente nel periodo medioevale compare in numerosi scritti sulla regolamentazione delle acque della zona.

Il 22 aprile 1528 nasceva una convenzione tra la Camera Ducale e i Padri della Certosa di Garegnano su 9 pertiche e mezza di terreni in Cascina Roserio. I monaci avevano l’obbligo di creare in Roserio una testa di fontanile con il quale irrigare i terreni sia della Certosa, sia del Mulino adiacente, facendo poi proseguire il corso delle acque al servizio della città di Milano in direzione del giardino del Castello Sforzesco. I monaci avevano l’onere di curale lo spazzamento dell’area adiacente il letto del torrente per mantenerlo pulito e salubre (da zanzare, insetti, animali, etc). Nel corso degli anni il letto del fontanile-torrente di Roserio subisce più volte deviazioni per sfruttare l’acqua piovana e la portata dei vari fontanili presenti in zona.
Dal 1638 al 1710 si susseguono numerosi gli ordini di riparazione al fontanile di Roserio per garantire il corretto fluire delle acque. Il 12 settembre del 1710 una roggia uscita dal Nirone diventa proprietà del Regio Castello di Milano con destinazione d’uso per i suoi Mulini e concessa servitù al conte Simonetta e al conte Castiglione per irrigare i loro terreni.
Il 4 giugno 1746 viene dichiarato che il Nirone riceve ora acqua da altri fontanili-torrenti, il Mosa (da cui deriva il nome “Musocco”) e il Merlata. 

La complessa idrografia nell’area, con fiumi e fontanili: Olona, Merlata, Nirone, Pudiga e Cagadenari, già nel XVI sec.

Nel 1751 il Comune di Roserio contava 95 abitanti amministrati da un console (sindaco) e da un cancelliere residenti. Il 10 giugno 1757 Roserio risulta nella Pieve di Bollate. Nel 1771 un decreto firmato da Maria Teresa D’Austria impone un estimo dove risultava che nel Comune risiedevano 106 abitanti.
Il 26 marzo 1798 il Roserio viene inserito nel distretto Bollatese e Il 13 maggio 1801 incluso nel distretto 1 d’Olona con Capoluogo Milano. L’8 giugno 1805 è declassato a “comune di III classe” dato che la popolazione era diminuita a 87 residenti.
Il 4 novembre 1809, sotto la dominazione francese, il Comune di Roserio è soppresso e aggregato al comune di Bollate passando poi l’8 novembre 1811 sotto il distretto di Rho.
Il 12 febbraio del 1816, il comune è nuovamente ricostituito ed inserito nella provincia di Milano nel distretto III di Bollate nel quale rimane fino ai censimenti del 1 luglio 1844 e del 23 giugno 1853. Nel frattempo la popolazione di Roserio era cresciuta contando 194 abitanti nel 1859.
Nel 1861, con la costituzione del Regno d’Italia, il comune contava 177 residenti governati da un sindaco, una giunta e un consiglio che rimangono in carica fino al 1869.

Roserio nel 1931. A sinistra l’ospedale “Sacco” lungo la via G. B. Grassi. A destra il fontanile Volpi ridotto a un rigagnolo degradato. La sua copertura successiva ha consentito di realizzare la rotonda del tram, la “piazza negata” di Roserio. Nei paraggi passava il Nirone

Nello stesso anno, Roserio viene aggregato al comune di Musocco rimanendo una frazione dello stesso fino al 1923 quando anche Musocco viene aggregato al Comune di Milano. Nel corso del XX secolo si compie la scomparsa totale definitiva dell’antico borgo di Roserio, attuata con la profonda trasformazione del territorio agricolo circostante.

Dell’antico Comune di Roserio oggi rimane solo il rudere della chiesa di San Giorgio costruita nel 1850 e sussidiaria alla parrocchia madre dei Santi Nazaro e Celso di Via Aldini in Quarto Uglerio (Quarto Oggiaro). La chiesetta protetta da vincolo del Ministero dei Beni culturali e ambientali è oggi sconsacrata, fatiscente, pericolante, abbandonata alla noncuranza più totale.

A sx l’oratorio S. Giorgio in Roserio nel 1963 [Foto L. Biagini]. Al centro com’era un paio di decenni dopo. A dx oggi
Nell’area dello scomparso Comune di Roserio troviamo la Chiesa della Madonna della Salute costruita tra il 1927 e il 1931 all’interno dell’ex sanatorio di Vialba oggi Ospedale Luigi Sacco. Nel 1932 per connettere la linea 6 con il nuovo sanatorio viene creata una rotatoria tranviaria che rimane ancora oggi anonima.
A Roserio terminava la vecchia Via Orsini, che congiungeva l’antico borgo con Via Cogne a Vialba, definitivamente chiusa al traffico con la creazione dell’autostrada A4 e dello svincolo Fiorenza.

 

Categorie

No Result
View All Result

Associazione Antichi Borghi Milanesi

e-mail: info@lagrandemilano.it

P.Iva In fase di assegnazione

AVVISO

Purtroppo un consistente numero di navigatori scarica le immagini senza citare le fonti. Le fotografie d’autore del sito lagrandemilano.it sono tutte coperte da COPYRIGHT. Per correttezza e rispetto dei diritt altrui, non possono essere scaricate senza autorizzazione, da richiedere, e senza riportare il nome dell’Autore e del presente sito, pena la citazione per danni.  

(c) 2022 Mca Servizi di Lorenzo Iazzetti 

Categorie

  • Home
  • Chi Siamo
    • AUTORI
    • Contatti
  • CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
  • Borghi e Comuni
  • ItinerariNew
  • Altre Città
  • Raccolta Fondi
No Result
View All Result
  • Home
  • Chi Siamo
    • AUTORI
    • Contatti
  • CENTRO DI DOCUMENTAZIONE
  • Borghi e Comuni
  • Itinerari
  • Altre Città
  • Raccolta Fondi

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.