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Prima di divenire un “neighborhood”

Cascina di via Aldini 36, anni '30, una ventina di bambini nati del borgo antico di Quarto Oggiaro

Cascina di via Aldini 36, anni '30, una ventina di bambini nati del borgo antico di Quarto Oggiaro

SOMMARIO  Questa splendida fotografia degli anni ’30 riprende una ventina di bambini abitanti in Via Aldini 36, cuore (demolito) del borgo antico di Quarto Oggiaro.  Mostra il volto dell’infanzia di allora, nata negli anni in cui Quarto Oggiaro, con Musocco, fu aggregato a Milano. Erano vestiti poveramente, ma appaiono in salute. Alle loro spalle le loro madri. Come i vicini borghi di Vialba e di Roserio, anche Quarto Oggiaro apparteneva all’ex Comune di Musocco. Villa Caimi da salvare

di Massimo Pozzi

Quarto Oggiaro è conosciuta per lo più a partire dalla costruzione massiccia delle case popolari, incominciata tra il 1956/57 sugli ex terreni agricoli della zona, necessaria per venire incontro alle esigenze abitative determinato dal grande flusso migratorio dal Sud Italia. Ma è noto anche per fatti di cronaca nera avvenuti a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. La storia di Quarto Oggiaro ha origini antichissime. Il toponimo è stato coniato unendo la parola Quarto, per indicare le quattro miglia romane di distanza dal centro della città, con la parola Oggiaro/Uggiero/Uglerio che presumibilmente indicava un nome proprio longobardo di una personalità importante che figura in un documento altomedievale.

Negli Statuti delle acque e delle strade del Ducato di Milano del 1346 Quarto Uglerio era parte della Pieve di Trenno, rimanendo così collocata fino a tutto il XVII secolo, e aveva l’onore di manutenzione della strada che portava verso Bollate. Il territorio godeva di una massiccia presenza di fontanili, fiumi, canali, tra i quali ricordiamo i Torrenti Pudiga e Cagadenari che dopo le opportune bonifiche del periodo medievale resero la zona molto fertile e redditizia dal punto di vista agricolo.

La piazza storica di Quarto Oggiaro si trova in fondo alla via Aldini, con la facciata della chiesa dei Santi Martiri Nazaro e Celso. Dalla scritta laterale a sinistra, si scopre che il borgo (un tempo frazione di Musocco)  era già stato aggregato a Milano

Dalla prima metà del 1500 la zona, che geograficamente confinava con il Bosco della Merlata, passa un periodo di storie tragiche e di fatti che terrorizzavano per la pericolosità del bosco, abitato sia da bande di briganti, capitanate da Giacomo Legorino e Battista Scorlino, sia per la presenza di branchi di lupi famelici. I due capi banditi furono catturati e giustiziati tramite atroci tormenti nel 1566,  mentre i lupi vennero abbattuti in modo selettivo fino alla seconda metà del 1600.

Il 19 aprile 1674 è una data importante per Quarto Uglerio perché con il pagamento di 1.200 lire imperiali il popolo acquista la sua sovranità comprando il feudo che il governo spagnolo voleva destinare a tale Giovanni Maria Ortelli. Quarto Oggiaro riesce in questo modo a mantenere la propria autonomia anche se ad oggi non si capisce come il popolo abbia potuto mettere insieme tanto denaro per quell’epoca. La leggenda narra di un tesoro nascosto all’Osteria della Melgasciada di Villapizzone, appartenente ai briganti Legorino e Scorlino, che il popolo usò per effettuare il pagamento giustificati dal motto usato dai due banditi: rubare ai ricchi per donare ai poveri.

L’interno della chiesa di Quarto Oggiaro in una foto del 1915-1920

Dal censimento del 1751 il Comune di Quarto Uglerio risultava autonomo con 93 abitanti. Il 10 giugno 1753 con l’editto teresiano Quarto Uglerio compare aggregata al Comune di Musocco. Con l’instaurazione della Repubblica Cisalpina il Comune di Musocco è soppresso e viene incluso alla città di Milano per poi ricostituirsi Comune il 12 febbraio 1816.

Il nucleo storico dell’ex Comune di Quarto Uglerio corrispondeva all’odierna Via Aldini dove tutt’intorno sorgevano cascine e piccoli insediamenti rurali con accenni di strade sterrate disegnate per raggiungere i terreni agricoli, le adiacenti frazioni e la chiesa dedicata ai SS. MM. Nazaro e Celso le cui origini sembrano risalire a rudimentale costruzione della fine del 1300 usata come luogo spirituale. La registrazione del 1° battesimo documentato presso la chiesa risale al 10 ottobre 1622. La chiesa nei secoli fu progressivamente ampliata fino al 1872 ma nel 1897 subì un grave incendio che la distrusse in larga parte risparmiando però la facciata. La chiesa viene prontamente restaurata grazie al contributo delle nobili famiglie Perelli-Cippo proprietarie dell’adiacente corte di via Aldini 37 e nuovamente riconsacrata dal Cardinale Andrea Carlo Ferrari il 21 aprile del 1900.

Sulla facciata della chiesa sono presenti due statue che raffigurano due angeli suonare le trombe del giudizio universale. All’interno, in corrispondenza della navata centrale è presente dal 1904 un organo fabbricato dalla ditta Mascioni ancora oggi in funzione. Nel 1927 il parroco monsignor Mario Svampa volle compatrono della parrocchia di Quarto Uglerio San Clemente le cui reliquie furono donate alla chiesa (è possibile visitarle nella prima cappella di destra vicino all’entrata, il corpo del Santo, conservato in un’urna, è rivestito di un prezioso abito antico e nella cui mano destra stringe la palma del martirio).

Via Aldini di Quarto Oggiaro. Arco votivo per il decennale del compatrono San Clemente

La chiesa rimane oggi uno dei simboli storici visibili dell’antica Quarto Uglerio insieme alle tracce di quelle che erano le antiche cascine e Villa Caimi-Finoli che giace in uno stato di degrado avanzato. La storia di Villa Caimi-Finoli ha radici molto lontane che risalgono alla Milano del Quattrocento come riportato da alcuni documenti presenti nella Biblioteca Trivulziana.

Nel 1768 l’imperatrice Maria Teresa d’Austria nomina Conte di Quarto Oggiaro e Villapizzone Giorgio Giulini (1714-1780),  divenuto il 26 agosto 1767 storiografo ufficiale della città di Milano grazie alla sua opera “Memorie spettanti alla storia, al governo, alla descrizione della città e campagna di Milano” (1760-1765). Giulini prende casa nella villa che, dopo di lui, divenne la dimora  di campagna della famiglia Caimi. La Struttura originaria comprendeva oltre alla casa padronale a tre arcate, una corte, un parco e alcune costruzioni destinate a stalle e fienili. Tutto era contornato da un lungo viale alberato, da un muretto con colonne e da un arco d’ingresso ancora oggi visibile.

L’ingresso alla settecentesca villa Caimi. In fondo s’intravvedono le porte-finestre

Negli anni ’20 del secolo scorso il complesso diventa proprietà dalla famiglia Finoli che dal 1930 al 1940 destina la struttura a orfanotrofio femminile affidato alle Suore del Preziosissimo Sangue. Con l’inizio della seconda guerra mondiale la villa accoglie sfollati per tutto il periodo bellico. In seguito torna a essere orfanotrofio fino al 1948 quando venne affittata al gruppo Lazzati-Dossetti che la convertirono a eremo per laici consacrati di Milites Christi di cui faceva parte anche Guido Finoli.

L’elegante facciata di villa Caimi: in bianco e nero lo stato nel 1970, a colori quello odierno
Un altro segmento di villa Caimi: in bianco e nero lo stato negli anni 50, a colori quello odierno

Il tramonto del borgo

Dal 1956 la villa si trasforma in pensionato ACLI per lavoratori provenienti da fuori Milano anche grazie all’opera Bonomelli. Arriva a ospitare 150 immigrati del Veneto e del Sud Italia fino al 1963 anno in cui chiuse i battenti. La Villa da quel momento inizia un lento, graduale degrado fino a quando nel 1983 la famiglia Finoli prende la decisione di vendere l’intero complesso alla società del Parco del Vivaio. Nel 1986 grazie alla legge n°22 detta “Verga”, la società Parco del Vivaio riusciva a inserirsi nel programma integrativo di recupero del patrimonio edilizio esistente (PIR) che permetteva, una volta approvati i piani da parte della Regione, di variare i programmi di recupero edilizio in pratica senza limitazione di legge. È quindi lottizzata l’area della villa sebbene all’epoca il Consiglio di Zona 8 esprimesse parere negativo in merito. Il piano edilizio previsto comprendeva la costruzione di un complesso di caseggiati di 30 mila metri cubi, 150 box, la cessione di Villa Caimi e di 7800Mq di terreni adiacenti, da destinare a uso pubblico con demolizione delle cascine esistenti. Dopo la costruzione del complesso edilizio adiacente la villa ha però proseguito nel suo lento e progressivo degrado.

La Cascina di via Aldini 36 (attigua alla villa Caimi di Quarto Oggiaro) demolita nel 1992

Nel 1996 il Comune di Milano acquisisce la proprietà della struttura e del terreno adiacente anche se la villa rimane in stato di abbandono per altri 18 anni fino a quando, il 21 dicembre 2013, fu deliberata dalla Giunta una linea guida, attraverso un bando per il successivo anno 2014, per il recupero e il riutilizzo di un’area di 4500 mq, di cui 1500 mq appartenenti alla sola villa. Nel giugno 2014 iniziarono dei lavori di pulizia e messa in sicurezza dell’area, con la creazione di una recinzione temporanea, in attesa della chiusura del bando di riqualifica che però andò deserto. Si deve così considerare la proposta di abbattimento delle ex porcilaie in modo da restituire alla cittadinanza un piccolo spazio di quartiere togliendolo dal degrado. Il giorno 8 gennaio del 2016 nasce il progetto per la nuova riqualificazione dell’area che prevedeva la bonifica di 6320 mq di strutture fatiscenti e rifiuti per lasciare posto a nuovo spazio verde e piantumazioni ampliando, di fatto, l’area del parco di villa Scheibler. Nel 2020 si è completato il processo di riqualificazione dell’area con l’apertura ufficiale del nuovo pezzo di parco di Villa Scheibler sorto sull’area recuperata e riqualificata.

Attorno a Villa Caimi Finoli e alla chiesa di S.S. Nazaro e Celso come detto c’era un pugno di cascine e corti. La più grande e conosciuta era quella di Via Aldini 36 dove vi era l’allevamento dei bachi da seta e una serie di frutteti intorno.

Via Aldini è caratterizzata sia per la presenza tombinata del torrente Pudiga, che scorre impetuoso al di sotto del sagrato della chiesa dei S.S. Nazaro e Celso, sia per la roggia Cagadenari che scorre, sempre tombinata, sulla porzione di Via Aldini davanti ai civici 72 e 74 per dirigersi in Via Fabrizi accanto all’edicola votiva della Madonna Immacolata.

La nuova Casa albergo di Via Aldini, foto della Rivista mensile del Comune, marzo 1930

Nel mese di marzo del 1930 in Via Aldini ai civici 72 e 74 venne inaugurata, da parte del Comune di Milano, una casa albergo per sfrattati e senza fissa dimora. La struttura nel 1933 passò di proprietà all’Istituto Palazzolo e fu adibita a ricovero per anziani fino al 1973.
Il prato di fronte ai civici, una volta coltivato a granturco e alberi da frutto, è diventato poi sede della società calcistica Sempione Half che affonda le sue origini nel lontano 3 marzo 1919 considerata in quegli anni la “terza grande” di Milano dopo Milan e Inter.

 

 

 

 

 

 

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