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L’UNIVERSITÀ STUDIA BORGHI E COMUNI AGGREGATI A MILANO. ECCO IL PRIMO LIBRO DELLA BICOCCA

 SOMMARIO Tutto sulla storia di Milano dal 1873 a oggi. Dopo “La metropoli rurale” in collaborazione con il Politecnico, altri docenti e ricercatori coordinati questa volta dall’Università Bicocca, riscrivono l’ingrandimento della metropoli oltre le mura spagnole, fino alla costituzione dei nove Municipi ahinoi privi dei poteri che possedevano le amministrazioni malamente aggregate nel 1923. Si approfondiscono temi importanti ma dimenticati, proseguendo la riflessione sulla città partita con le iniziative del Centenario nel 2023

di Paolo Gugliada

Barbara Bracco, docente di Storia Contemporanea all’Università Bicocca

Un libro edito con la collaborazione del Comune di Milano conclude un itinerario dell’Università degli Studi Milano-Bicocca sull’aggregazione degli undici Comuni avvenuta nel 1923. L’opera, in collaborazione con il Comune di Milano e frutto del contributo di vari studiosi, è un invito alla riflessione sulle trasformazioni della città nell’età moderna. Il libro, intitolato “Dai borghi alla città” edizioni Biblion, scritto a più mani e curato dalla docente di Storia Contemporanea Barbara Bracco,  presenta dei chiaroscuri, con pagine più riuscite e altre meno.

Il capitolo di Francesco Martelli e Alessandro Mignone dal titolo “Le aggregazioni del 1873 e del 1923, accenni di demografia milanese” è uno studio dei più interessanti del libro, descrive i motivi che portarono alla nascita del comune “circondariale” dei Corpi Santi, entità amministrativa creata dagli Austriaci durante la loro dominazione e approfondisce le trasformazioni territoriali e le variazioni demografiche in seguito alle due aggregazioni del 1873 e del 1923. Peccato sia sfuggito, a pagina 22, un “podestà Mangiagalli ”, anziché il corretto titolo di sindaco. La riforma fascista della figura del podestà sarebbe infatti stata istituita solo nel 1926.   

“La nuova Milano tra Otto e Novecento” è il capitolo curato da Gregorio Taccola. L’autore analizza il problema dello sviluppo urbano spesso disordinato dal periodo postunitario ai primi decenni del Novecento; di viva curiosità la parte dedicata al “salvataggio” del Castello Sforzesco dalle mire della speculazione edilizia. Infatti negli anni 1880 – 1884 sotto l’amministrazione del sindaco banchiere Giulio Belinzaghi, il Castello Sforzesco rischiò di essere abbattuto per lasciar spazio a un nuovo quartiere “di costruzioni eleganti” che sarebbe dovuto sorgere in luogo della Piazza d’Armi, alias l’attuale Parco Sempione. Fu grazie alla decisa opposizione della Società Storica Lombarda, del Ministero della Istruzione Pubblica e soprattutto dell’architetto Luca Beltrami se alla fine il progetto venne bocciato.

“Dai borghi alla città” alterna parti più prettamente storiche ad altre che si potrebbero definire di costume e di colore, di puro alleggerimento della lettura. I capitoli centrali: “Cronaca e società nei comuni aggregati a Milano nelle pagine del ‘Corriere della sera’ 1876-1925” di Maria Rosa Gessa e “Milano in cartolina” di Elena dell’Agnese svolgono sostanzialmente questa funzione. La parte curata da Rosa Gessa, attraverso un resoconto degli articoli di cronaca dell’epoca, riesce efficacemente a ricostruire l’atmosfera del tempo, mentre il testo di Dell’Agnese, ricco di fotografie, restituisce l’immagine di una Milano che fu.

Barbara Bracco in “Per le vie. Storia e identità della odonomastica milanese”, approfondisce i criteri  scelti nell’intitolazione di piazze e vie soprattutto dopo l’aggregazione del 1923. In molti casi il cambiamento toponomastico fu necessario per evitare attribuzioni doppie, ma l’avvento del fascismo impose la sostituzione di tutti quei nomi che richiamavano date o concetti collegabili ai partiti di sinistra o alla democrazia (per esempio le vie intitolate al 1 Maggio o alla Libertà), sostituendoli con nomi di patrioti o di caduti della Gande Guerra, come la via Francesco Rismondo, che però non sta ad Affori, come si legge a pagina 108, ma è una via centrale di Baggio.

I due capitoli successivi sono di taglio storico: “Mobilità e trasporti nella Milano di ieri e di oggi” di Matteo Colleoni e “L’aggregazione dei comuni limitrofi: una risorsa per lo sviluppo di Milano” di Luca Mocarelli, Chiara Maranzana, Rocco W. Ronza. Offrono altri aspetti su come si è evoluta la città: il primo lavoro analizza lo sviluppo dei mezzi di trasporto da fine Ottocento all’epoca moderna, nel secondo viene descritto lo sviluppo dell’economia milanese dopo le due aggregazioni del 1873 e del 1923. 

Il contenuto del libro è qualitativamente valido, ma non sempre completo. Il capitolo “Milano in cartolina” è emblematico: l’apparato iconografico è senz’altro ben curato, ma non è stato dato alcuno spazio alle fotografie degli undici comuni, l’attuale periferia. Eppure, immagini d’epoca dei vari borghi esistono. Questo aspetto in parte viene recuperato nell’ultimo capitolo “Passeggiando negli antichi borghi di Milano con lo sguardo del flaneur” di Gianpaolo Nuvolati, vero esperto dell’argomento, in cui compaiono fotografie di alcuni scorci periferici, peccato che siano dedicati solo a Greco e Gorla-Precotto, degli altri nove comuni nessun segno.

Il grande assente in questo testo è però una riflessione su quale modello amministrativo, a distanza di un secolo dalle aggregazioni, si intenda scegliere per il futuro di questa città, come far crescere gli spazi di democrazia. Nell’analizzare storicamente l’evento della “Grande Milano”, il libro evita di entrare nel merito del modello fortemente centralistico scaturito dall’aggregazione del 1923, rimasto sostanzialmente invariato. Il progetto originario invece prevedeva di salvaguardare l’autonomia dei comuni coinvolti, basta leggere le dichiarazioni del sindaco di allora, Luigi Mangiagalli e perfino del capogruppo consiliare dello stesso partito fascista Ernesto Belloni (cfr. “Popolo d’Italia, 20 luglio 1923 “La necessaria espansione della nostra città”). L’introduzione del Decentramento nel luglio 1974 (quest’anno ricorrono i cinquant’anni dall’approvazione) con 20 Consigli di Zona, avrebbe dovuto restituire parte delle competenze amministrative ai territori inglobati nel 1923. Inizialmente le aspettative erano tante, poi si sa come sono andate a finire. Il Decentramento, privato di ogni reale potere decisionale, è andato via via perdendo di significato fino alla riforma della giunta guidata dal sindaco Gabriele Albertini, che trasformò i venti Consigli di Zona in nove Municipalità ritagliate in modo grossolano, con un ulteriore peggioramento della situazione.

Un saggio non ha la funzione di dare risposte politiche, ma certamente ha quella di sollevare degli interrogativi. Ecco, quello che è mancato, forse, è proprio questo coraggio. 

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