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Da Porta Ticinese ai Tre (bellissimi) Ronchetti

Eppure anche questa è Milano. Cappella rurale nei campi di Ronchetto delle Rane

Eppure anche questa è Milano. Cappella rurale nei campi di Ronchetto delle Rane

In questo nostro itinerario ci muoveremo da Porta Ticinese, seguendo l’attuale percorso di corso San Gottardo, via Giuseppe Meda e via Montegani, indi seguendo l’attuale via dei Missaglia.

Risalendo come sempre al 1865, avremmo anzitutto attraversato il “borg dî formagiattˮ, come veniva chiamato all’epoca il Borgo San Gottardo, in cui già era presente l’attuale chiesa omonima, oltre a molte delle case tuttora conservate.

La mappa del percorso

Scendendo verso sud, avremmo lasciato sulla sinistra il Gentilino, di cui ho già parlato, mentre sulla destra varie strade ci avrebbero congiunto al Naviglio di Pavia: di quest’ultimo ci occuperemo nel prossimo articolo.

Delle cascine che avremmo visto affacciarsi sulla via non è rimasto nulla: solo un toponimo, Stadera, ricorda una cascina ove si trovava una pesa. La strada era allora affiancata dalla roggia Marchesona: sulla sinistra i ponti scarseggiavano, mentre sulla destra un sentiero conduceva a Fonteggio, di cui pure parleremo nel prossimo articolo.

Ancora più a sud, il primo sentiero sulla sinistra ci avrebbe condotto verso nord alla cascina Campazzo, conservatasi fino ai nostri giorni.

La cascina è a tutt’oggi incentrata sull’allevamento di bovini, traendo profitto dalle coltivazioni che nel sud milanese come noto iniziarono nel tardo ‘200 ad opera dei Cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle, con la bonifica delle paludi e l’invenzione delle marcite, e la conseguente creazione di una fitta rete irrigua che consentiva la disponibilità di abbondante foraggio. L’origine della cascina risale almeno al Seicento e al suo interno sorge un oratorio intitolato a Sant’Ignazio, eretto nel 1802 da Antonio Luigi De Carli, parroco di San Giorgio in Milano; la cascina è a corte quadrata e chiusa, orientata di 45 gradi rispetto all’asse nord-sud.

Proseguendo oltre la cascina, lo stesso sentiero ci avrebbe condotti a cascina Trebbia, tuttora parzialmente presente (anche se in pessimo stato di conservazione) all’incrocio tra via Valla e via Antonini. Essa compare sulla Carta del Claricio del 1600 e il suo nome fa evidente riferimento alla coltivazione dei cereali; essa constava di due edifici che chiudevano la classica corte quadrata lombarda, ed era orientata anch’essa in diagonale, come molte altre nella zona; un gradevole viottolo la collegava a un ponticello della ferrovia decauville usato dalla fornace Butti per scavalcare il Ticinello, che fungeva da accesso primario alla cascina.

Cascina Ronchettone

Ritornando sui nostri passi e percorrendo la via dei Missaglia in direzione sud, alla nostra sinistra avremmo trovato lo splendido agglomerato della Cassinazza, demolito una notte nel 1985 nonostante stesse per essere firmato il blocco della demolizione da parte del sindaco dell’epoca: già citato nella Carta del Claricio del 1600 come “Casinaccia”, questo complesso constava di una corte quadrata, aperta sul lato sud, e chiusa sui tre lati con abitazioni ed edifici rurali.

Ronchettone

La successiva diramazione sulla sinistra, sita in località Case Nuove, ci avrebbe condotto (e ci conduce ancora) alle Cassinette tramite la via Selvanesco, che proseguendo ci porta al borgo omonimo di cui ci siamo già occupati.

Avvicinandoci al confine dei Corpi Santi, prima di entrare in Rozzano, avremmo incontrato, sulla nostra sinistra, il borgo di Ronchetto di Sopra, oggi la ben conservata cascina Ronchettone: tipico esempio di cascina lombarda a corte quadrata chiusa, essa esisteva già al tempo di San Carlo Borromeo, che infatti diede alla parrocchia ivi costituita il nome di Tre Ronchetti, includendo i due che ci accingiamo a visitare.

Poco oltre, sulla destra, avremmo infatti incontrato Ronchetto di Mezzo, oggi cascina Ronchettino, di cui sono rimaste solo poche tracce degli edifici originari.

Infine, una deviazione a sinistra ci avrebbe invece condotto, superata cascina Fornella, al Ronchetto delle Rane, detto anche ”della Chiesa”: questa deviazione non è mutata nel tempo, come pure il bellissimo borgo di Ronchetto, ove è stato inserito solo un edificio che vorrebbe richiamare una cascina, mentre al di fuori dell’abitato sono state costruite villette di dimensioni contenute per non  turbare l’omogeneità del luogo.

Ronchetto delle Rane, villetta 

Giunti all’incrocio tra via Manduria e via Pescara, giriamo a destra in quest’ultima: vi si affacciano cascine private tenute in ottime condizioni e molto ampie (i loro numeri civici sono il 36 e il 37, anche se la via inizia lì); a seguire, sulla destra si trova la comunale cascina Tre Ronchetti (civico 40/44), che compare nel settecentesco Catasto Teresiano di proprietà della famiglia Borromeo, e nell’ottocentesco Catasto Lombardo-Veneto ha già la forma attuale, ossia un’ampia corte rettangolare.

Ronchetto delle Rane, la chiesa contenente gli affreschi del XVIII sec.

Sulla sinistra, poi, un gruppo di piccole case nasconde un cortile a cui si accede tramite il passaggio pedonale subito dopo il civico 41 e un sentiero che attraversa una serie di piccole, antiche ed eleganti villette, di cui una ha per tantissimo tempo ospitato una trattoria tipica, di quelle dove si mangiavano le rane, un tempo sovrabbondanti nelle rogge attorno al borgo. La via Pescara si perde poi nei campi, costeggiata da una bucolica roggia, che conduce a una cappelletta rurale.

Ma la testimonianza artistica più importante del borgo si trova all’incrocio sopra citato: la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, infatti, ospita l’organo più antico della città di Milano, dislocato in controfacciata nel 1748 dietro autorizzazione del Cardinale Pozzobonelli; inoltre, nell’abside si trova un ciclo di affreschi che, unico a Milano, raffigura scene della vita di San Pietro, opera di Ercole Procaccini il Giovane eseguita nel 1567.

Testo e foto di Riccardo Tammaro, di Fondazione Milano Policroma e ABM, Associazione Antichi Borghi Milanesi

Ronchetto delle Rane, villette 

 

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