SOMMARIO Sei testate di giornalismo locale milanese hanno collaborato con ABM, l'Associazione Antichi Borghi di Milano, nel rendere noti i siti storici di Milano sottoposti a pesante degrado, al punto di minacciare la loro sopravvivenza. Una copia del Dossier è stata mandata alla Soprintendente. Lo scopo è sottrarli all'oblio, che corrisponde a una sicura condanna e aprire gli occhi alla popolazione
ABM e Fondazione Milano Policroma hanno concluso il primo Dossier sulla “Milano da salvare”, consistente in una serie di segnalazioni riguardanti preziosi siti periferici che rischiano di sbriciolarsi nell’incuria generale. Una copia del Dossier è stata inoltrata alla Soprintendenza, anche perché in qualche caso i siti da proteggere non godono di alcuna protezione o vincolo. Durante il 2024, su proposta di Riccardo Tammaro, l’Associazione Antichi borghi milanesi e Fondazione Milano Policroma avevano lanciato il progetto “Milano da salvare” che, in collaborazione con sei testate giornalistiche locali, hanno pubblicato una serie di articoli su soggetti a rischio rovina per il degrado presenti a Milano.
I luoghi indicati dal Dossier sono 13, certo non sono tutti i siti segnalati dai cittadini come monumenti a rischio, sappiamo che ce ne sono parecchi altri, i 13 sono una prima parte, ma se si intervenisse almeno su questi sarebbe già un bel passo avanti.
La cosa più importante è sottrarli all’oblio della modernità, alla dimenticanza distratta e all’indifferenza cialtrona, recuperando i valori culturali più profondi della città, sempre più minacciati dalla speculazione immobiliare e dall’ignoranza superficiale. Tra l’altro sono tutti situati in periferia e costituiscono punti fondamentali, irrinunciabili, per la riqualificazione dei quartieri.
I posti segnalati sono i seguenti, avvertendo che a ognuno questo sito web ha dedicato una pagina:

Macconago, già comune fino al 1841, poi aggregato a Quintosole, indi a Vigentino e infine con quest’ultimo a Milano nel 1923, è sede del primo castello medievale dei due autentici conservati ai giorni nostri a Milano (l’altro è il castello Sforzesco). Ma il problema è il borgo, maltenuto da una gestione trentennale da palazzinari e ora oggetto di un piano di recupero che ha già sollevato le critiche della Soprintendenza. La richiesta di vincolo al ministero dei Beni culturali è stata bloccata dalla precedente amministrazione comunale. Proprietà Luxottica.

Quintosole, segnalato alla Soprintendenza il casino (senza accento) di caccia XV sec. l’ultimo rimasto a Milano, un vero reperto storico, oggetto di attrattiva. E’ in cattive condizioni, soprattutto la copertura e anche il borgo non è ben messo. Proprietà privata.

Cascina Gandina, XVI secolo, dove oltre a vari oggetti di arredo di una casa rurale, si segnala la presenza di un camino in marmo monumentale, sperando che non sia stato rimosso come molti altri. Non è vincolato, pquindi esposto agli abbattimenti, è proprietà privata.

La chiesetta di Sant’Anna di Castagnedo, evidenzia fin dal toponimo le sue origini, legate a un bosco di castagni appartenuto al monastero di Santa Margherita già nel XII secolo. Lo stato di abbandono cui è sottoposta la chiesetta (il tetto non esiste più) ne ha di fatto cancellato i molti aspetti artistici, ma in questo
periodo si sta cercando di recuperare quanto è possibile (pare vi siano lacerti di affreschi) e di riportarla a nuova vita. Trovasi in via Toffetti angolo Tertulliano, presso il borgo di Castagnedo, non più esistente causa demolizioni. La chiesetta è giusto l’ultimo ricordo fra alti palazzi moderni.

Cascina Ghisa Maran, detta “l’Isola”, è formata da un ampio, elegante rustico, semplicemente noto anche come el Maran, rimasto quasi intatto dal XVII secolo. Posta vicino alla via di passaggio fra Milano e Novara, “l’isola” è stata un’osteria con locanda. Qui sostavano i cavalli e i viaggiatori durante la notte, sono ancora visibili gli anelli di ferro per legare i quadrupedi. Trasformata in un ristorante piuttosto apprezzato, è da ritenere prima o poi a rischio di abbattimento, come è avvenuto per altre cascine non vincolate lì vicino nel borgo di Quarto Cagnino.

Borgo Magolfa, nel territorio che apparteneva ai Corpi Santi è una delle poche testimoniante rimaste di quel mondo medievale bellissimo, così gremito di ville, castelli, chiesine e lavori artistici. Nel corso dei 150 anni dall’aggregazione, quasi tutto è stato abbattuto. Alla Magolfa, all’interno del cuneo creato dai due navigli, sopravvivono pochi ma significativi angoli, in parte ben sistemati, in parte in rovina, come la preziosa cascina che dà il nome al quartiere, del XVIII secolo,

Cascina Carliona è una bella struttura del XV secolo, abbandonata tra gli sterpi e completamente dimenticata dalla proprietà: il Comune. La storia di questa antica casa rurale con belle finestre ad arco a sesto acuto, rappresenta in pratica, l’unico elemento di rapporto con l’arte e la storia del quartiere popolare, riempito di “Plattenbau”, i lunghissimi edifici a schiera modello Berlino est anni Quaranta, a cui si contrappone ostinatamente in modo spettacolare.

Gli affreschi di Segnano Sant’Antonino di Segnano (Greco) sono uno dei luoghi fondamentali dell’identità milanese. Gli affreschi del XVI secolo, opere attribuite alla bottega dei fratelli Gian Battista e Mauro della Rovere, detti i Fiammenghini rappresentano scene della battaglia di Legnano vinta dai Milanesi contro il Barbarossa nel 1176, mentre un altro grande affresco di fronte rappresenta un gruppo di vescovi milanesi martirizzati. Purtroppo, l’umidità di risalita si sta “mangiando” gli affreschi e, non solo ha salinizzato intere parti, ma ha già fatto quasi sparire molti dettagli. Occorre intervenire subito.

Cascina Casanova si trova nel parco Forlanini con le sue cascine, un piccolo territorio parte del comune di Casa Nuova, rimasto tale fino al 1841, quando venne aggregato a Lambrate. Di proprietà comunale, era già presente nella carta del Claricio ed è ancora circondata dall’asta di un fontanile protettivo, il Rescaldi ma, purtroppo, versa in pessime condizioni. Attualmente sono in ballo due progetti per il suo recupero, ma lungaggini burocratiche ne ostacolano l’attuazione.

Campazzino è una delle più belle cascine di Milano vive anni drammatici nell’abbandono. Dopo la rinuncia della Fondazione Fratelli di San Francesco, il Municipio 5 ha chiesto a un gruppo di ricercatori del Politecnico di studiare un nuovo percorso che dovrebbe portare all’individuazione di potenziali nuove funzioni. Si trova nel parco del Ticinello quasi di fronte alla Campazzo.

Monterobbio antichissimo sito abitato dai Celti, è una delle cascine più belle del Sud Milano, di cui costituisce un vero punto panoramico. Già frequentata da Alessandro Manzoni e da Francesco Hayez, che avrebbe anche affrescato parte della casa padronale, oggi purtroppo versa in cattive condizioni ed è disabitata da anni. Proprietà comunale, potrebbe, se ristrutturata, ospitare uno studentato o addirittura diventare la sede prestigiosa del Municipio 6. Per ora, si è offerta solo Esselunga a riparare il tetto, il che è già qualcosa di importante, ma occorrono più sforzi per recuperare questo rustico gioiello architettonico.


La lettera di accompagnamento consegnata alla Soprintendenza, firmata Riccardo Tammaro, il maggiore degli storici che sono occupati di borghi milanesi, precisa che il Dossier inoltrato “ha lo scopo di fornire elementi di narrazione di supporto al valore dei soggetti in questione, in caso servissero informazioni in merito a vincoli o simili”.

Se volete aiutarci a conservare questa eredità del nostro passato, spesso di rilevanza artistica o di significato storico, forniteci le vostre segnalazioni! Per farlo è sufficiente che ci inviate via e-mail una fotografia del soggetto che vi sta a cuore unitamente ai dati del soggetto nell’immagine (denominazione, indirizzo e descrizione) alla e-mail seguente, che prenderà nota delle vostre segnalazioni: associazione.abm@libero.it. Segnalate se volete che compaia il vostro nome o se preferite l’anonimato.

