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I Borghi di Milano
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QUELLE AGGREGAZIONI CREARONO LE CONDIZIONI DEL DEGRADO NELLE PERIFERIE

Un secolo fa perdevano l'autonomia centinaia di comuni in Italia: un libro racconta la fine fatta dai loro territori

Recensione curata da Riccardo Tammaro sull’opera di Roberto Schena, intitolata “Antichi borghi di città”. Il testo illustra l’indagine svolta dall’autore sugli ex comuni italiani, un tempo autonomi e rigogliosi, che furono accorpati alle grandi metropoli durante il ventennio fascista. Attraverso un’analisi che tocca città come Genova, Napoli, Venezia e Milano, viene denunciato il degrado urbanistico e la perdita d’identità subita da queste località, trasformate in periferie spesso trascurate. Il libro documenta le bellezze architettoniche sopravvissute alla cementificazione, funge da invito alla riscoperta di questi centri

Recensione di Riccardo Tammaro

Mi fa molto piacere fare questa recensione, che mi è stata richiesta dall’autore stesso, che ha avuto anche la bontà di dedicarmi questo libro. Il motivo è che entrambi ci occupiamo da tempo degli antichi borghi che negli anni hanno formato le città italiane: io in particolare mi sono occupato di Milano e tramite ll libro “Antichi borghi della periferia milanese”, scritto con l’amico e fotografo Roberto Visigalli nel 2015, ho tracciato il primo “inventario” artistico e storico della periferia milanese, vedendola non come una landa desolata ma come l’insieme di identità annesse al centro (per lo più contro la loro volontà).

Ben 19 i comuni aggregati a Genova

Da questo è nato un aumento ulteriore dell’interesse per il tema da parte di Schena, che ha deciso con questo “Antichi borghi di città – Indagine sui centri storici delle periferie””, di espanderlo all’intero territorio nazionale realizzando veramente un’opera degna di nota, un capolavoro. Vorrei iniziare sottolineando la difficoltà della ricerca di Schena, che si è trovato davanti una situazione ben più complicata di quella milanese: nel capoluogo lombardo, infatti, molti scrittori locali si erano impegnati nei decenni passati a narrare la storia e a evidenziare i tratti artistici degli antichi borghi che, accorpati a Milano, erano spesso stati mutilati delle loro bellezze, oltre che della loro autonomia amministrativa (problema che si ritrova ancora oggi nonostante un tentativo inesitato di decentramento). Inoltre a Milano, come detto, c’era stato un libro che, seppure senza la pretesa di essere un’enciclopedia, aveva raccolto dettagli dei 70 borghi (di cui 13 Comuni) annessi, riunendoli in un unico testo. Nelle altre città d’Italia, invece, non solo non esisteva un libro-sommario dei borghi annessi, ma nessuno di questi borghi aveva mai avuto un libro dedicato, per cui la ricerca è stata molto più articolata e complessa.

Bari toglie e si annette i litorali alle città vicine

Per portarla a buon fine Schena si è recato spesso sul posto a parlare con varie personalità culturali, per raccogliere informazioni e per vedere, con i propri occhi, la situazione corrente. Il risultato di questo lavoro è stato riportato in questo libro, che parte dall’analisi precisa e puntuale di almeno una sessantina degli ottanta borghi, che avevano la dignità di Comune, che sono stati assorbiti dalle grandi città, trattando i casi di Genova, Napoli, Reggio Calabria, Bari, L’Aquila, Venezia, Milano. Purtroppo le risultanze non sono incoraggianti: gli antichi borghi sono stati trasformati nelle periferie estreme di oggi, spesso degradate, sempre con servizi carenti e di solito poco considerate, quando non abbandonate, dalle amministrazioni.

L’Aquila nelle mani di Adelchi Serena, super gerarca in marcia con i capi del nazi-fascismo

Questo libro, ricco di testi e ricchissimo di immagini, li ripropone con tutto il loro fascino, con lo scopo di valorizzarne le vestigia e quei momenti che si sono conservati nonostante l’oblio e il degrado.​ Il tutto accadde negli anni ’20 del XX secolo, per la grandeur fascista, che portò addirittura a modificare il territorio di una città (Bari) per farne assomigliare la forma a quella di un’aquila, e altre stranezze del genere, ben raccontate da Schena nel suo stile vivace e garbatamente polemico.

Più che la Grande Venezia, è venuta fuori la Grande Mestre colonizzata

Purtroppo, una volta iniziato lo sfacelo, nel secondo Dopoguerra esso proseguì (e forse non è ancora terminato) con cementificazioni esasperate, quasi si volesse sotterrare ogni minimo ricordo di quelli che, in un passato non lontano, erano stati centri fiorenti e autonomi. Le annessioni infatti coinvolsero toponimi indipendenti da secoli, come, tra gli altri, Sampierdarena, Nervi (a Genova), Barra, Ponticelli (a Napoli), Catona, Gallico (a Reggo Calabria), Carbonara, Modugno (a Bari), Arischia, Paganica (a L’Aquila), Mestre, Murano (a Venezia), Chiaravalle, Baggio (a Milano). Le aggregazioni non furono frutto di studi, ma per lo più l’imposizione di potenti gerarchi, per soddisfare ambizioni locali o per colpire ‘covi dell’antifascismo’, quali dovevano apparire all’epoca le amministrazioni socialiste dei comuni circonvicini.

Reggio Calabria, 14 comuni aggregati, una “tirata” dal mare all’Aspromonte

I comuni annessi erano in origine località residenziali o rurali, spesso ricche ed eleganti, con splendide ville, abbazie e borghi: questo libro ne ricostruisce le vicende a uno a uno. La scomparsa di sindaci e amministratori locali lasciò questi territori senza difese: dalla cementificazione/ricostruzione del secondo Dopoguerra all’intensa urbanizzazione degli anni Sessanta e Settanta, il “ progresso ” travolse il loro patrimonio civico, etnico, culturale, estetico e rurale con distruzioni e deturpazioni, quasi sempre per assecondare appetiti privati, quasi mai per migliorare le condizioni dei residenti.

Milano, una dozzina di aggregazioni, il sogno di un decentramento anticipatore

Che cosa rimane oggi delle antiche comunità? Esse faticano a conservare o ritrovare un’identità deturpata a colpi di cemento dallo sviluppo recente (e contemporaneo), assistendo come muti testimoni alle scelte che hanno costruito la grandezza metropolitana delle città sul sacrificio pressoché totale delle loro periferie. Per questo i borghi periurbani non sono mai considerati come mete turistiche, quando invece avrebbero molto da offrire. È giunto il momento di riscoprirli e di restituire a questi antichi centri la dignità e la bellezza perdute. Come dice il prefatore Luigi De Falco, architetto, urbanista e presidente della sezione di Napoli di Italia Nostra, “La salvaguardia dei nuclei storici nascosti nelle nostre periferie è un investimento per il futuro delle città: essa rappresenta la possibilità di recuperare identità e restituire dignità a luoghi e comunità che hanno ancora tanto da raccontare”. Quindi in conclusione, prendendo ancora le parole di De Falco, questo libro è “un invito a ripensare il nostro rapporto con il territorio e a considerare la memoria urbana non come un ostacolo allo sviluppo, ma come una bussola per orientarlo”.​

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