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GRECO: LA SCOMPARSA VILLA LITTA E GLI AFFRESCHI DI LUINI FINITI AL LOUVRE

SOMMARIO Accanto alla chiesa di San Martino in Greco, sorgeva una villa rustica del Quattrocento. Incredibilmente non tutelata, fu demolita per speculazione edilizia intorno al 1970. Conteneva sei affreschi di Bernardino Luini, straccati però già all’inizio dell’Ottocento per essere venduti. Oggi sono al Louvre di Parigi, quattro dei quali variamente danneggiati durante la guerra. Certo, se fossero rimasti a Milano arricchirebbero un intero quartiere e la città stessa, ma il fatto che siano finiti al maggiore dei musei d’Oltralpe è la conferma che i borghi milanesi erano tendenzialmente degli scrigni d’arte

di Roberto Schena Michele

Forse, vista esternamente, la villa di Greco non era bellissima, ma al suo interno aveva affreschi di Bernardino Luini (1481-1532), il più celebre dei pittori leonardeschi. I dipinti, sei in tutto, sono stati comprati dal museo parigino del Louvre e là ancora oggi li espone in permanenza, anche se non tutti in perfette condizioni. Nel 1810, infatti, una delle famiglie che avevano ricevuto in eredità la villa, trovandosi in difficoltà economiche, decisero di far staccare gli affreschi con l’intenzione di venderli. Purtroppo, negli anni ’70 del XX secolo, anche la villa che li ospitava è scomparsa. Si trovava in una via accanto alla canonica della chiesa di Greco, come indicato dalla cartina ricostruita, fu interamente abbattuta, il terreno venduto a costruttori che hanno realizzato un redditizio edificio residenziale condominiale di sette piani. Con la scomparsa di mezzo borgo antico, legato soprattutto a un ramo dell’illustre famiglia Litta, Milano ha come ricevuto una dura pugnalata alle spalle. Ma che aspetto avevano villa e borgo; che cosa c’era all’interno? Con l’aiuto di Gianni Banfi, storico di Greco, e di un prezioso volume d’arte, ricostruiamo qui le vicende di villa, affreschi e borgo. Il volume in questione è Bernardino Luini, Catalogo generale delle opere, di Cristina Quattrini, Umberto Allemandi editore, Torino, 1919. Da pagina 185 a 188, le importanti notizie che riportiamo qui.

Ecco i soggetti dei sei affreschi: «Natività e annuncio ai pastori», «Adorazione dei Magi», «Salvator Mundi benedicente», «Annunciazione», «Cristo in pietà fra i santi Francesco e Gerolamo» e «Manio Curio Dentato respinge i doni dei Sanniti».

 

AD 1867: Napoleone III acquista i dipinti di Greco…

Nel 1867 (l’anno della battaglia di Mentana, in cui le truppe francesi attaccarono le forze garibaldine alle porte di Roma, e tre anni prima della sconfitta disastrosa di Sedan), Napoleone III acquistò per conto del Louvre sei affreschi staccati dalla dimora signorile di Greco Milanese. A vendere erano gli eredi di Antonio Maria Litta Arese. Costui, già nel 1810, aveva fatto staccare gli affreschi, di cui cinque a soggetto religioso, realizzati da Bernardino Luini presumibilmente fra il 1513 e il 1515 probabilmente nell’oratorio della villa. Un sesto affresco, dipinto fra il 1513 e il 1535, è di soggetto profano, staccato da una delle sale della villa. L’operazione avvenne in pieno Regno d’Italia napoleonico. Antonio Maria Litta Arese aveva poi collocato gli affreschi (quando esattamente non si sa) nell’atrio del palazzo del centrale corso Magenta, oggi sede della Soprintendenza e del teatro Litta, presumibilmente affinché fossero visti più facilmente da possibili acquirenti. In quel periodo, Napoleone I stava facendo incetta di opere d’arte in Italia, sequestrandole come risarcimento di guerra, rubandole de facto.

«Natività e annuncio ai pastori»

Gli affreschi non furono venduti subito, rimasero nella sontuosa dimora di corso Magenta fino al 1867. Nel frattempo, le varie disparità tecniche e stilistiche fra sei affreschi misero in dubbio la provenienza dal borgo di Greco; alcuni esperti pensarono a provenienze diverse; altri ancora hanno pensato a una esecuzione pittorica di scuola, o di bottega, e non a una realizzazione diretta del famoso pittore leonardesco.  Tali incertezze, unitamente all’alto prezzo richiesto per l’acquisto, ebbero ripercussioni sui tempi della vendita. Anche la National Gallery di Londra nel 1857 si era interessata all’acquisto, che non avvenne a causa del prezzo, ritenuto molto alto.

«Adorazione dei Magi»

Dell’acquisto per conto di Napoleone III, che li avrebbe destinati al museo parigino, si incaricò il visconte Lèonce Both de Tauzia, mentre il trasporto a Parigi fu curato dal mercante d’arte Giuseppe Baslini. All’esportazione in Francia, si oppose, senza successo, il ministro dell’Istruzione del Regno d’Italia nato da pochi anni, non ancora aggiornato in fatto di leggi di protezione del patrimonio. Probabilmente il Governo italiano avrebbe dovuto comprare i sei pezzi per assicurarseli, cosa non avvenuta. D’altra parte, un sistema di controlli e regolamentazioni volto a proteggere il patrimonio artistico nazionale dalla dispersione all’estero sarebbe stato introdotto per legge soltanto nel 1909 (legge Rava-Rosadi).

«Annunciazione»

Gli incaricati del Louvre, che decisero l’acquisto, avevano visto bene. Negli anni ’50 e ’60 del XX secolo si raggiunge la certezza che quelli affreschi erano proprio del Luini e che furono effettivamente staccati nel 1810 dall’edificio suburbano di Greco. La storica dell’arte Angela Ottino della Chiesa ritenne autentici i sei pezzi, sebbene realizzati in tempi diversi e così altri storici successivi. In realtà, la testimonianza maggiore viene da Cesare Cantù, che li vide personalmente. Affermò che nel 1821 essi già si trovavano nella villa Litta di Milano, in corso Magenta. Anche altri intenditori suoi contemporanei li avevano vesti e lo testimoniavano.

 

La villa del banchiere

Il «Salvator Mundi benedicente» al Louvre

La villa di Greco, luogo originario dei sei dipinti luineschi, fu fatta costruire nel 1466 dagli allora proprietari, i Porro “di Greco”. Tra il 1513-15 vengono realizzati gli affreschi, come si è detto, nell’oratorio della villa. I rapporti tra la famiglia Porro “di Greco” e il Luini sono testimoniati dal Ritratto di giovane eseguito per Giovan Pietro Porro, banchiere, erede della villa e, come vedremo anche dall’unico affresco profano della villa giunto a noi. Alla fine del XVI secolo, dopo varie vicende ereditarie, tra cui quella malinconica di Costanza Borromeo, costretta a rinunciare alle proprietà e ad entrare in convento, la villa passò ai Litta Modignani, indi a quell’Antonio Maria Litta Arese, che nel 1810 li fa staccare per raggranellare un po’ di soldi. I Litta di Greco dovranno attendere oltre mezzo secolo, prima di riuscire a disfarsene onorevolmente.

«Manio Curio Dentato respinge i doni dei Sanniti» 

Riguardo l’affresco profano, il “Manio Curio Dentato respinge i doni dei Sanniti”, sempre tra quelli venduti a Napoleone III nel 1867, notiamo che il soggetto rappresenta un tema eroico: Curio Dentato è noto agli storici come il console che ha messo fine alle guerre sannitiche, dando il via a opere idrauliche (tra cui il secondo acquedotto di Roma), simbolo per eccellenza dell’antico romano invincibile, incorruttibile e non interessato al potere.  Il dipinto mostra gli ambasciatori sanniti mentre lo sorprendono a consumare un pasto frugale: per corromperlo, gli offrono vasi d’oro in omaggio. Sovrasta la scena del dipinto una scritta in latino:  malo in fictilibus meis esse et av rum habentibus imperare, ossia: “preferisco mangiare in vasi di terracotta e dominare coloro che mangiano (o vivono) nell’oro”.  Sicuramento non faceva parte degli affreschi dell’oratorio, quanto piuttosto di un ciclo a tema  profano eseguiti da pittori di bottega, opere di cui però non si ha più traccia. Il dipinto luinesco di Manio Curio Dentato, secondo gli studiosi, potrebbe essere un’allusione alla roggia Porro-Certosa di Pavia perché fatta costruire dal banchiere committente in collaborazione con i certosini.

«Cristo in pietà fra i santi Francesco e Gerolamo»

Eccetto la Natività e l’Adorazione dei magi, gli altri affreschi al Louvre sono stati danneggiati dai bombardamenti durante la guerra. Le fotografie in bianco e nero rintracciate furono acquistate da Luca Beltrami all’inizio del Novecento per la sua collezione privata, oggi al Castello Sforzesco e sono ancora quelle di cui si dispone per osservare come fossero gli originali. Nei cartellini sotto i dipinti custoditi al Louvre, si legge:  «Proveniente da Milano – Oratorio di Greco Milanese».

La villa scomparsa

Ma com’era la villa che li ospitava? Abbattuta negli anni ’70 del secolo scorso per vendere il terreno e farci un redditizio complesso abitativo, non se ne trova più un’immagine. . A ricostruire la pianta del borgo di Greco è Giambattista Banfi, detto Gianni, che ha abitato di fronte alla villa da quando è nato.

La piantina del borgo di Greco copiata dal catasto Lombardo-Veneto del 1853 e una fotografia satellitare di com’è oggi

Al suo attivo, ha quattro libri scritti sulla vita di Greco Milanese, il quale oggi un “quartiere”, ma fino al 1923 un comune autonomo con un suo sindaco, una giunta e un consiglio comunale. Purtroppo non esistono fotografie della antica struttura, o se esistono non si sa dove siano conservate.  Oggi avrebbero un grande valore, storico e anche economico sul mercato dell’antiquariato. In compenso, ci sono la memoria e la passione di Giovanni, che ha ricostruito come meglio non si poteva il contesto di villa e borgo.

Il borgo Greco del pittore locale Ghigliotto, eseguito nel 1945

In particolare, Gianni ha ricostruito la planimetria ricavandola dalla pianta del catasto Lombardo-Veneto del 1853, da lui stesso rielaborata  a colori. Ha poi fornito l’immagine di un piccolo quadro del borgo del pittore, che viene indicato come “locale” Giacomo Ghigliotto, eseguito probabilmente nel 1945. Purtroppo non abbiamo ulteriori notizie.

Sempre di Ghigiotto sono gli altri due quadri di Greco che pubblichiamo qui sotto, le cui immagini ci sono state fornite da Giovanni Bortolin.

 

Scorcio invernale dalle stalle della Cascina Porrorum, XVI sec, sita in Via Carlo Conti, abbattuta negli anni ’70. Autore Giacomo Ghigliotto

 

 

La Chiesa parrocchiale di San Martino in Greco (oggi Piazza Greco). Il dipinto di Ghigliotto mostra un fronte abitativo ad angolo retto col campanile, di cui non esiste altra traccia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Infine, Gianni ha scovato un suo vecchio disegno del 1963, del periodo di quando era adolescente, che restituisce il complesso di Villa Litta visto dalla finestra di casa sua. Sarebbe auspicabile che proprio in virtù di questa iniziativa saltasse fuori qualche nuovo documento o sconosciute foto d’epoca.

Nell’immagine qui sopra: a sinistra il complesso edilizio costruito sul terreno della Villa Litta di Greco abbattuta negli anni ’70, a destra la Villa vista dalla finestra di casa Banfi negli anni ’60. Disegno di Gianni Banfi stesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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