GRATOSOGLIO, l’antico borgo (che accolse San Barnaba) in mezzo al quartiere dormitorio

L'abbazia medievale è il centro storico dei famosi casermoni popolari, sempre più assillati dai guai. Ecco le foto

Realtà storica e realtà contemporanea accomunate dal degrado. Stasera la fiaccolata degli abitanti e lancio di una petizione (potete firmare anche da qua, se volete dare una mano, anche se non siete di lì). Sembra che nulla possa fermare la caduta libera della zona verso l’assenza sistematica di governance. Sempre più in mano a balordi mentre viene chiusa la stazione dei carabinieri, chiuso l’ufficio postale, la casa accoglienza occupata, rifiuti ovunque, eccetera…

Fotografie e testo di Paolo Rumi

Scorcio dell’antica abbazia, oggi trasformata in palestra

Qualcuno scriverà mai la storia dell’espansione milanese verso i campi, e la costruzione di quartieri periferici che sembrano film dell’assurdo? Gratosoglio sarebbe un buon capitolo.  Al confini del parco Sud, e sfruttando il nome del bonario convento che accolse San Barnaba di passaggio, da cui “grato soglio” (1)  questo esperimento di cemento armato brutalista nel mezzo dei campi e alle porte della malvista Rozzano, si rivelò deficiente e indifferente a qualsiasi bisogno umano reale e concreto.

Si chiamava “quartiere dormitorio” e infatti gli unici negozi di un quartiere che arrivò ad avere 30mila abitanti, furono posti soltanto alla base solo di 4/5 edifici all’estremo nord e all’estremo sud del quartiere. Nessuna necessità di incontro e scambio: fu ideato dagli stessi progettisti della Torre Velasca ma al Grato seppero dare prova di cosa vuol dire “serie B”.  Rispetto al grattacielo di discussa bellezza, ma comunque icona della città, Gratosoglio sembra l’esperimento del cugino scemo.

Cotonificio Cederna, oggi un rudere

Attorno al nucleo centrale, i casermoni IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) si svilupparono poi altri più piccoli nuclei e continuò a vivere il borgo storico, Gratosoglio Vecchio. Ancora oggi sembra un paesino, ma abbandonato: l’ex Cotonificio Cederna e la ex Stazione dei Carabinieri sono stati lasciati da decenni a diventare ruderi. Persino l’abbazia non ha avuto il lusso di diventare cult o vintage ma è stata trasformata prima in magazzino/deposito e poi in palestra.

Il tempo passa e dentro ci siamo noi. Nonostante lo scorrere di 2/3 generazioni e la vittoria del cantante Mahmood al festival di Sanremo (abitava in un edificio vagamente più umano dei cubi IACP), il passare del tempo non ha aggiunto onore a questo esperimento di colonialismo nazionale e degrado.

L’ex stazione dei carabinieri, abbandonata

Gratosoglio ha semplicemente ratificato la solitudine d’ogni singola famiglia nella propria celletta di cemento armato. Poi è arrivata la globalizzazione e di questo stiamo parlando. E neppure le “favolose” Torri Bianche, raffigurate sulla copertina di un famoso disco di Enzo Jannacci, hanno garantito a chi ci viveva un tocco di sicurezza in più, conforme alla sua maggiore disponibilità economica. È la città dell’EXPO, le Olimpiadi, del Bosco Verticale e Orizzontale, delle Settimana della Moda e del FuoriSalone. Ma Gratosoglio è evidentemente un vuoto a perdere, una discarica della capitale amorale d’Italia.

La copertina dell’LP di Jannacci con le Torri bianche

A Gratosoglio Nord, in via Michele Saponaro 1 (si noti: già il numero civico è un “me too” perché il civico numero 1 era quello di una scala qualsiasi dei palazzoni) fu costruito negli anni 90 un edificio. Fu estorto da non so quale Amministrazione Comunale come risarcimento a uno speculatore edilizio che aveva commesso indecenze e illeciti sull’attigua via dei Missaglia. Per costruirlo di dovette eliminare uno dei pochi spazi comunitari: panchine, alberi e parco giochi. Alle proteste degli abitanti si rispose con l’invio di poliziotti e manganelli. Si era programmata una protesta simbolica incatenandosi agli alberi ma un contatto con i consiglieri comunali Verdi invitò tutti di lasciar perdere.

La casa accoglienza occupata

A Milano il Partito Comunista o chi ne aveva ereditato qualche aspettativa era – per scopi diversi od opposti a quelli della Democrazia Cristiana o chi ne ha preso il posto – ugualmente palazzinaro in versione “pro classe operaia” e non avrebbe certo difeso la signora Maria che difendeva il giardinetto per i suoi nipotini. L’edificio avrebbe dovuto ospitare, nella farfugliante retorica di presentazione, “studenti della Bocconi”. Fece ridere tutti che i futuri campioni dell’economia mondiale venissero a studiare in locali assolati a ridosso dei binari del tram. Infatti non successe e l’edificio diventò una Casa Accoglienza per Uomini Separati. Anche questo esperimento nel giro di qualche anno fallì. Si progettò infine di aprire un “Polo Polifunzionale” Aler destinato a servizi sanitari e socio-assistenziali per i cittadini. E finalmente trovava nuovo spazio l’Ufficio Postale che dalla misera e insufficiente postazione storica dell’attigua via Baroni aumentava la possibilità di offrire ai cittadini un servizio decente.

L’ufficio postale abbandonato

Ma in men che non si dica il primo piano dell’edificio venne occupato da una comunità di incerta nazionalità ma di evidentissima inciviltà: porte sfondate, immondizia di ogni genere abbandonata, attività delinquenziali di ogni genere e minaccia continua a chi ci vive, violenze tra ubriachi. Con un cartello sui locali occupati sopra l’ufficio postale: “LA CASA È UN DIRITTO” (come se non fosse un diritto una vita decente per chi l’affito lo paga). Diventa persino rischioso gettare la spazzatura differenziata negli edifici dedicati, le cosiddette “isole ecologiche” trasformate in fogna da una maleducazione che non è solo quella degli occupanti abusivi. Sporcizia e mancata raccolta di parte di AMSA sono tutt’uno con l’orrore senza frontiere.

Globalizzazione e mancanza di integrazione: gli ex operai ed impiegati qualificati, oggi pensionati, del Gratosoglio sono da tempo abituati a vedere le proprie cantine forzate ed ultimamente è stato totalmente chiuso l’accesso sotterraneo dei mostri di cemento: negli ex locali spazzatura delle scale erano andati a vivere immigrati. Per inagibilità fisica (fogne intasate), per paura dei dipendenti e continui danni all’edificio, dopo il Centro ALER di Assistenza e Consulenza anche l’Ufficio Postale è stato chiuso fino a data non precisata.

L’ex ufficio assistenza vandalizzato

Nel quartiere ogni settimana c’è un incidente o uno scontro con le Forze dell’Ordine, qualche mese fa fu uccisa da un’auto rubata una passante che, per paradosso, era una Volontaria in aiuto e sostegno a quest’emergenza che diventa disastro umano. Perché il Comune di Milano si occupi del degrado e tenti di operare per una soluzione è stata aperta una petizione: occorrono però 1000 firme e si farà fatica a raggiungerle se si pretende che firmino via computer con lo SPID o la CIE persone che hanno passato i 70 o 80 anni. “Chi vivrà vedrà” si dice. Ma a Gratosoglio chi ha lavorato una vita è quasi più contento di morire.

Note

1. San Barnaba, nato a Cipro, dove c’è anche la sua tomba, fu colui che presentò San Paolo agli Apostoli. Sarebbe giunto in città il 13 marzo del 51 d.C., facendo sciogliere la neve e sbocciare i primi fiori, fatto ricordato dalla festa del Tredesin de Mars. In realtà la sua presenza è pura leggenda medievale, nata per dare origini apostoliche alla diocesi milanese e rivaleggiare con Roma.

Qui sotto le immagini del degrado complessivo

Firma la petizione:

https://partecipazione.comune.milano.it/initiatives/i-486

Comments 1

  1. Mauro Galbiati says:

    Le brutte storie cominciano così. Con il caos che avanza,la sicurezza non garantita e gli abitanti asserragliati in casa. Intanto sorgono grattacieli come funghi con la falsa promessa di alloggi… Ma per chi? Una volta le case popolari alloggiavano operai e famiglie, gente che lavorava. Ma ora chi vogliamo abiti in questa città? È inquietante. È assurdo che si chiuda un centro o una caserma e non si abbia pensato ad una nuova destinazione.Lasciando i fabbricati al loro destino. Sa di ritirata. Ma da dove ci si ritira si crea il varco per l’ingresso del disordine. Possiamo anche non guardarlo ora, ma domani?

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