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MILANO DA SALVARE / SANT’ANNA DI CASTAGNEDO: RUDERE CARICO DI STORIA

La chiesetta sommersa da vegetazione spontanea

La chiesetta sommersa da vegetazione spontanea

Ormai è una reliquia coperta da piante i cui semi sono portati dal vento, con le radici che spappolano gli antichi mattoni di questo oratorio del XII secolo, costruito dalle monache Umiliate. La speculazione, che ha già abbattuto l’importante cascina attigua (per far posto a uffici), lo vorrebbe vedere a terra definitivamente, in mille pezzi da buttare. Invece resiste caparbio, ma la sua sfortuna è di non avere una sufficiente popolazione nei dintorni che possa porre il rudere al centro dell’attenzione. L’area è di una desolazione unica, il restauro del piccolo edificio potrebbe migliorarla

di Riccardo Tammaro

Percorrendo idealmente le due strade storiche denominate Strettone (via Tertulliano) e Paullese (via Bonfadini), al loro incrocio ci troveremmo nei pressi dell’antico borgo di Castagnedo, il cui nome proviene evidentemente da un bosco di castagni, similmente ad altri borghi vicini. La località apparteneva già nel XII secolo alle monache di Santa Margherita, il cui monastero femminile sorgeva nel centro della città nei pressi dell’omonima via tuttora esistente; tutto ciò è testimoniato da numerosi documenti relativi ad acquisti, permute e rivendicazioni di diritti del monastero a Castagnedo.

Le varie fasi da sinistra, la chiesetta di Castagnedo nel 1930 circa. Segue una foto di qualche anno fa e infine lo stato attuale

Verso la fine del XIII secolo, la località ospitava anche una comunità di monache Umiliate, dedite alla lavorazione della lana, caratteristica dell’intero ordine; esse vi eressero una chiesina dedicata a Santa Maria, come loro tradizione. Le monache Umiliate, però, ebbero rapporti piuttosto tesi con quelle di Santa Margherita, non si sa se per ragioni d’acque (all’epoca, ma anche oggi, risorsa indispensabile), per confini della proprietà o per diritti di accesso. Fatto sta che, nella seconda metà del XIV secolo, e più precisamente nel 1385, esse preferirono aggregarsi al monastero di Santa Maria della Vittoria.

 Poco dopo, però, cessati i contrasti con le monache di Santa Margherita, le Umiliate tentarono di far marcia indietro dicendo che lo scorporo avvenuto nel 1385 era da ritenersi illegale in quanto il vicario generale dell’Arcivescovo aveva decretato l’aggregazione alla Vittoria quando era ormai decaduto dalla carica. Tutto venne risolto poco tempo dopo, quando il Vescovo di Piacenza, delegato dal Papa Urbano VI, sanzionò la fusione dei due monasteri, acquietando così di fatto le acque, in quanto a quel punto tutto il podere di Castagnedo diventò proprietà del monastero di Santa Margherita, come risulta da un documento steso per ordine di Margherita Visconti, figlia di Bernabò e badessa di Santa Margherita. Tornato il fondo alle precedenti monache, esso rimase loro proprietà fino alla soppressione dei monasteri, ordinata dall’imperatore d’Austria Giuseppe II verso la fine del Settecento.  Nel frattempo, la chiesetta di Santa Maria aveva cambiato il nome in Sant’Anna di Castagnedo.

 Ancora nel 1865, Castagnedo era un fiorente borgo agricolo, dotato di un grosso cascinale a corte quadrata chiusa, tipico della pianura lombarda, all’angolo del quale sorgeva la chiesetta costruita dalle Umiliate; nel XX secolo la chiesetta rimase l’unico residuo della cascina e così fu sottoposta a vincolo in quanto conteneva affreschi di notevole pregio:

  1. le Tre Marie, dipinte sopra un altro affresco, ed altri, tra cui un’immagine miracolosa di San Carlo, che il 24 giugno del 1601 avrebbe risanato una donna paralitica da nove anni.
  2. Due affreschi quattrocenteschi vennero poi staccati ma danneggiati da vandali e sono ora di proprietà di un privato.
  3. Lo stato di abbandono cui è stata sottoposta la chiesetta (il tetto non esiste più) ne ha di fatto cancellato molti aspetti artistici, ma in questo periodo si sta cercando di recuperare quanto è possibile (pare vi siano lacerti di affreschi) e di riportarla a nuova vita.

Il portale d’ingresso [Foto Urbanfile]
Nella memoria di alcuni milanesi della zona è ancora vivo il ricordo di quando gli abitanti della cascina Boffalora, essendo lontani dalla parrocchia di Calvairate, nei giorni festivi andavano alla chiesetta per partecipare alla Santa Messa.  Ed erano i parrocchiani di allora che, con carro e cavallo, andavano a prendere il sacerdote della chiesa di Santa Maria del Suffragio, lo portavano alla chiesina, poi pranzavano tutti insieme ed infine lo riportavano in sede.  Il tutto è nato dall’interessamento di Francesco Liuzzi, socio della Fondazione Milano Policroma, con la collaborazione di Giacomo Perego, Assessore alla Cultura del Municipio 4. Dopo lunghe ricerche, al termine delle quali pare si sia riusciti a determinare il proprietario dell’edificio, il Municipio 4 ha interessato il Comune affinché lo sistemi e magari lo adibisca a uso sociale. Sarebbe una storia a lieto fine, non resta che seguirla con attenzione. 

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