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QUINTO ROMANO, COMUNE FIN DAL 1300 E CON UN CONSOLE ELETTO IN PIAZZA

La sistemazione urbanistica del centro storico non è mai avvenuta. Importante la rete di cascine, tutte attive.

Piazza Giosia Monti, con cascina Brivio (in giallo pastello), cuore storico del borgo

Piazza Giosia Monti, con cascina Brivio (in giallo pastello), cuore storico del borgo

Questo grazioso, antico borgo è uno dei diversi che circondano il Parco delle Cave. Ormai è una piccola città rurale, ma il suo bel centro storico non è mai stato tenuto in considerazione. Eppure, è un importante abitato, il  suo ordinamento comunale risale a inizio XIV secolo, quando c’erano già sindaco (allora si chiamava console) e consiglio. Durò fino al 1869, quando fu aggregato a Trenno, della cui pieve era parte.

di Riccardo Tammaro – Fondazione MilanoPolicroma

Quinto Romano è un antico borgo situato nel Comune di Milano a circa 8 chilometri dal centro, che mantenne un aspetto rurale fino agli anni Sessanta del Novecento, rimanendo un abitato agricolo ricco di cascine. A tutt’oggi ha conservato numerose caratteristiche agricole che si mescolano allo sviluppo urbano tipico delle città, pur mantenendo un centro storico che lo assimila a un tranquillo paese.

Il centro storico di Quinto Romano merita attenzione (non l’ha mai avuta)

Il nome deriva dal fatto che il nucleo iniziale del borgo era distante 5 miglia romane dal centro della città di Milano: questi miliari erano uno dei segni caratteristici delle strade romane insieme ai pilastri (talora pilastrelli) che indicavano le biforcazioni; un miglio romano (circa 1500 metri) era ricavato dall’etimo miglia = milia passum, cioè migliaia di passi, intendendosi con passo il percorso per tornare sullo steso piede, equivalente a due nostri passi da circa cm 75.

Da Quinto Romano, in epoca romana, passava la via delle Gallie (1), strada romana consolare fatta costruire da Augusto sulla traccia di sentieri preesistenti per collegare la Gallia cisalpina, nella Pianura Padana, con la Gallia transalpina. La via delle Gallie iniziava da Mediolanum (l’odierna Milano) e passava per Augusta Eporedia (Ivrea), biforcandosi in due rami all’altezza di Augusta Praetoria (Aosta): da Augusta Praetoria un ramo della strada si dirigeva verso il passo del colle del Piccolo San Bernardo (lat. Columna Iovis) fino a Lugdunum (Lione), mentre l’altra diramazione giungeva al passo del colle del Gran San Bernardo (lat. Mons Iovis) per poi condurre verso Octodurus (Martigny), nel moderno Canton Vallese, in Svizzera; in epoca medievale vi si sovrapporrà il tracciato della via Francigena.

Cascina Ghiglia, forse l’angolo più armonioso di Quinto Romano, situato in una rientranza di via Airaghi 12

L’esistenza di un ordinamento comunale è testimoniata da un documento datato 3 novembre 1300, trascritto negli “Atti del Comune di Milano” in cui Quinto Romano è citato come comune ed è segnalata la presenza del console (2). Negli “Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano fatti nel 1346” Quinto Romano risulta incluso nella pieve di Trenno e viene elencato tra le località cui spetta la manutenzione della “strata da Sancto Petro a l’Olmo” come “el locho da Quinto de San Romano” (Compartizione delle fagie 1346).  Da cui la conferma che il nome non derivi dagli antichi romani bensì dalla vicinanza dell’antico insediamento di San Romano.

Negli aggiornamenti dei registri dell’estimo del ducato di Milano del XVII secolo Quinto Romano risulta ancora compreso nella medesima pieve (3).  Dalle risposte ai 45 quesiti della giunta del censimento del 1751 emerge che il comune contava 91 anime ed era amministrato dal solo console, eletto a pubblico incanto dall’assemblea di tutti i capi di casa della comunità, convocata in piazza dal console stesso in occasione della pubblicazione dei riparti annuali (4).

Cascina Caldera

Un cancelliere, residente in Milano, ed un esattore, scelto con asta pubblica, completavano l’apparato esecutivo della comunità: al cancelliere si delegavano, sulla base delle informazioni raccolte dal console, la compilazione e ripartizione dei carichi fiscali e la custodia dei libri dei riparti e delle altre pubbliche scritture; all’esattore si affidavano invece tutte le operazioni connesse alla riscossione di detti riparti che avveniva solo dopo che la ripartizione fosse stata approvata e firmata dai maggiori estimati.

A metà del XVIII secolo il comune era direttamente sottoposto alla giurisdizione del podestà di Milano, presso la cui banca criminale (5) il console, tutore dell’ordine pubblico, era tenuto ogni anno a prestare l’ordinario giuramento (Risposte ai 45 quesiti, 1751; cart. 3061).

Nel 1757, a causa della riforma teresiana, vi vennero annesse Cassina del Maino (odierna Cascina Colombera), Cassina Caldera e Cascina Malpaga (odierna Cascina San Romano), che restarono frazioni fino al principio del 1800. Compresa nella parrocchia di Trenno, nell’estimo voluto dall’imperatrice Maria Teresa nel 1771 Quinto Romano contava 338 abitanti. In età napoleonica, nel 1809, il comune di Quinto Romano fu annesso a Figino, a sua volta incorporato a Settimo nel 1811: furono comunque gli austriaci ad annullare il tutto nel 1816. In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Quinto Romano, che contava 630 abitanti ed era retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento XIII di Bollate, circondario I di Milano, provincia di Milano.

Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 716 abitanti (Censimento 1861). In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1867 il comune risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia (Circoscrizione amministrativa 1867). Nel 1869 il comune di Quinto Romano venne aggregato al comune di Trenno (R.D. 17 gennaio 1869, n. 4827), di cui divenne frazione; nel 1923, infine, Trenno verrà a sua volta annesso a Milano.

Edifici importanti

Chiesa Madonna della Divina Provvidenza

Vari sono gli edifici significativi del borgo: uno è la chiesa, in origine intitolata ai santi Nazario e Celso, che venne costruita, per volontà dell’allora prevosto don Giuseppe Bollini, tra il 1957 e il 1959 su progetto di Amos Edallo e che cambiò denominazione nel 1973, con un decreto dell’arcivescovo cardinale Colombo, in “Madonna della Divina Provvidenza”. 

Chiesa con pianta a croce latina, struttura in calcestruzzo armato e muri di riempimento in mattoni a vista, la sua immagine esterna è caratterizzata dall’andamento spezzato della copertura, che si prolunga anteriormente formando una tettoia antistante la facciata; all’incrocio fra la navata e il transetto si alza un ampio tiburio a pianta ottagonale, concluso superiormente da un’alta lanterna. Internamente, l’area presbiteriale è contornata da una parete con matroneo ed è ricoperta di mosaici, realizzati tra il 1976 e il 1981, che rappresentano sei scene evangeliche (la Presentazione di Gesù Cristo al tempio, l’Annunciazione, la crocifissione, la nascita di Gesù Cristo, la Pentecoste, l’incoronazione di Maria); sull’altare dedicato alla Madonna della Provvidenza si trova una fedele copia del quadro “Mater Divinae Providentiae” dipinto da Scipione Pulzone intorno al 1580.

Le rete delle cascine

Esistono poi numerose cascine, alcune riconvertite almeno in parte, come la Ghiglia (nel XIX secolo chiamata Gheja) oppure trasformate d’uso ma mantenute pressoché intatte (o, talora, restaurate), come la Cascina Brivio, tuttora visibile in piazza Giosia Monti 6, con la corte confinante cui si accede dal civico 1 di piazza Madonna della Provvidenza. Infine, ve ne sono tre tuttora attive nell’agricoltura: si tratta della Cascina Colombera, della cascina Caldera e della Cascina del Bosco.

Cascina Colombera

La prima, Colombera, posta sull’antica strada per Seguro, oggi via Airaghi, di fronte al civico 42 (ingresso dal civico 49) possiede un’ampia aia attorno a cui si trovano quattro edifici, a costituire la classica cascina lombarda a corte chiusa. A nord, parallela alla via Airaghi è posizionato il lungo fabbricato che comprende sia la casa del fittavolo che quelle dei salariati; ad ovest si trova la stalla delle mucche, ad est altre stalle e ricoveri vari, a sud un porticato, mentre un altro porticato più recente divide la corte in due parti e serve da rimessa per le macchine agricole. Le porcilaie, costruite fuori dalla corte, si trovano a sud, verso i campi. Si presume che sia stata costruita nell’Ottocento; in origine veniva chiamata Cascina del Maino, dal nome di una antica famiglia di proprietari, oggi è di proprietà della Curia Milanese.

La seconda, Caldera, si trova sulla via Caldera: risale al 1500 e fu di proprietà dei nobili Rainoldi fino al 1596; è una delle poche cascine che ancora oggi utilizza l’acqua di un fontanile per irrigare i terreni e per svolgere le funzioni di coltivazione e allevamento; essa ospita all’interno un piccolo maneggio con scuderie di cavalli e un allevamento di maiali e polli.

Scorcio di Cascina del Bosco

La terza invece, cascina del Bosco, è stata costruita nei pressi del fontanile Patellano ed è ben visibile dalla Tangenziale Ovest: si trova al civico 102 di via Airaghi, raggiungibile percorrendo una stradina che dalla via si dirama verso nord. Non dispone di una grande aia, ha numerosi edifici separati tra cui si trovano piccoli spazi per gli automezzi e le macchine agricole (si occupa di ortofrutta). Il suo nome deriva dal fatto che, molti anni addietro, questa cascina era inserita nel grande “Bosco di Quinto Romano”, che si estendeva verso ovest fino al fontanile Bariolo (confine con Seguro) e ad est era limitato dal fontanile Scarlazzino; anticamente, al bosco si accedeva dalla strada (detta Strada Casotto) che costeggiava questo fontanile partendo da Quinto Romano in via Caio Mario. Nel bosco, gli abitanti di Quinto Romano andavano a fare la scampagnata per festeggiare il giorno della Sagra (15 agosto).

Note

  1. Era la via Novara, che passava per Quarto Cagnino, Quinto Romano, Settimo Milanese, etc.
  2. Fonte: “Gli atti del Comune di Milano; vol. III (1277-1300), Milano 1992”, a cura di Maria Franca Baroni. La figura del console è assimilabile a quella di sindaco
  3. Estimo di Carlo V, Ducato di Milano, cart. 47
  4. Sulla figura del Console nei piccoli comuni vedi QUI.   
  5. La banca criminale era quella dove il Console solitamente prestava giuramento pagando all’Attuari

 

Su Quinto Romano vedi anche questo importante contributo 

La battaglia dimenticata contro il Barbarossa e il borgo ancora godibile

 

 

 

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