SOMMARIO In occasione del doppio centenario 1873-1923-2023, il 18 ottobre 2023, con il titolo “I borghi di Milano: radici urbane, cultura universale e integrazione sociale”, si è tenuto il terzo convegno di ABM, l’Associazione Antichi Borghi Milanesi. Organizzato da Riccardo Tammaro in una sala del Museo del Risorgimento, gentilmente concesso, si sono susseguite dieci relazioni provenienti da realtà come la Barona, naviglio Martesana, Chiaravalle, Ortica, Garegnano, Baggio e Figino. Il convegno era diviso in tre sezioni: “Eccellenze culturali nei borghi”, “Valore urbanistico del borgo”, “Recupero sociale dei borghi: domani”. Ecco una sintesi degli interventi.

1. “Eccellenze culturali nei borghi”

Entrando nell’argomento vero e proprio, Paola Barsocchi, dell’Associazione Amici Chiesetta San Protaso del Lorenteggio, ha parlato sul tema “Eccellenze artistiche a Monterobbio” (QUI un video). La cascina e l’oratorio San Protaso sono le due emergenze storiche presenti nel Municipio 6, quello che con il Municipio 4 non ha ex comuni aggregati nel 1923 ma solo pezzi di Corpi Santi e di altri territori strappati a comuni esistenti. La “gesa di lusert” è stata difesa dalla popolazione contro chi la voleva demolire perché dava fastidio al traffico, ribadendo la sovranità delle storia e dell’arte su tutto. Altrettanto deve accadere con cascina Monterobbio, in via Moncucco 51 (ora via San Paolino 5), dove si notano preziosi affreschi, alcuni dei quali coperti con la calce, altri attribuiti a un Francesco Hayez giovane. La cascina, alquanto elegante e porticata, sembra sia stata già proprietà di Alessandro Manzoni (noto il suo ritratto dipinto da Hayez) ed è il monumento più importante del Municipio 6 dopo villa Corio, quest’ultima venduta ai privati dal Comune, sindaco Gabriele Albertini. Anche Monterobbio è di proprietà comunale, purtroppo è chiusa, in degrado, frequentata da abusivi e i bandi per assegnarla ad associazioni sono andati deserti ma è alle viste un nuovo bando che, conferma Gibillini, vedrà la luce nel 2024.

A Edo Bricchetti, socio dell’International Waterways Inland, è stato assegnato il tema “Eccellenze storiche dei borghi sul Naviglio Martesana”, dato che almeno 5 degli 11 comuni aggregati durante il primo quarto di secolo sono attraversati e accomunati da questo canale: Crescenzago, Gorla, Greco, Precotto, Turro, Bricchetti ha spiegato “che cosa fa borgo”, in pratica, nel caso dei borghi “cittadini” (Municipio 2) del Naviglio Piccolo Martesana, sono tre gli elementi principali che li fanno diventare “borghi”, non semplici aggregazioni abitative: l’acqua (il naviglio), la presenza di chiese importanti (punti di riferimento epocali), la comunità che vive e lavora nell’area. Ebbene, il concentrato di borghi, divenuti Comuni, intorno al Naviglio Martesana è ancora riconoscibile proprio grazie alla presenza del naviglio che ne ha impedito lo stravolgimento. Purtroppo – avverte Bricchetti – il borgo in ambito urbano ha una dignità che sta perdendo. “Gettiamo uno sguardo troppo distratto al Naviglio Martesana quando passiamo per il punto panoramico aperto sul viale Monza (all’altezza del numero civico 140, ndr)”. Il panorama che si offre ai nostri occhi è spesso non avvertito eppure lungo il Naviglio ci sono ancora presenze importanti quali la Cassina de’ Pomm, il “Cantun Frecc” di via Tofane e via Bertelli, il Ponte vecchio in pietra della Piazza dei Piccoli Martiri di Gorla, il vecchio municipio di Gorla. Anche la “Riviera di Crescenzago” è spesso scordata, inglobata dal traffico di via Padova, e così il bel borgo di via Berra con la Chiesa di Santa Maria in Crescenzago (la basilica Rossa), Villa Lecchi e il vecchio Municipio di Crescenzago perdono la loro visibilità. Giusto per citare solo alcune di queste testimonianze. Eppure il naviglio scorre ancora a cielo aperto, custode autentico e vigile dei bei scorci degli antichi borghi.
2. “Valore urbanistico del borgo”

Roberto Visigalli, della Fondazione Milano Policroma, ha introdotto la sezione “Il valore urbanistico del borgo”, approfondendo in particolare l’argomento “Negozi e servizi di prossimità all’Ortica”. Il borgo – spiega – vive se ci sono i servizi commerciali, ma i negozi purtroppo sono spariti. Il borgo sicuramente tiene viva l’identità del posto, ma anche grazie a un certo campanilismo, un certo senso di appartenenza. Visigalli ha evocato i profumi del borgo dell’Ortica, dove è nato e cresciuto: il pane sfornato, il tabacco nei bar, del pesce al mercato. I punti di riferimento: oratorio, santuario, i circoli, le osterie. Importanti le relazioni di vicinato, tendenzialmente non veniva mai chiusa la porta a nessuno. C’era la possibilità di acquistare a debito, oggi non più: importante la specializzazione del negoziante e il riposo settimanale la domenica, una forma di rispetto del lavoratore, che si è persa completamente e con questa l’idea della giornata di festa.

“Il senso di identità storica a Baggio” era il tema di Maurizio Mazzetti, direttore di un glorioso mensile locale, il Diciotto, diffuso nel Municipio 7, che è in sostanza il vecchio comune di Baggio (aumentato dei vecchi borghi uniti a Trenno e dei Corpi Santi Ovest), dove l’aggregazione a Milano non è mai stata accettata ed è sempre stato mal tollerato l’assorbimento. Baggio era un comune agricolo completamente accerchiato dai campi allagati di risaie e marcite, di fatto era come un’isola ben distante da Milano. Ha peraltro conservato la sagra di ottobre, dove passano tutti i residenti, un avvenimento considerato molto più importante del Sant’Ambrogio milanese. Fino a qualche decennio fa non si diceva mai vado in centro, ma “vado a Milano”. Baggio predilige da tempo la forma artistica pubblica su muro, per comunicare con i cittadini, ma non si tratta di murales, bensì di 37 ceramiche che ne riproducono la storia, partita dal monastero degli olivetani, oggi sede del Municipio 7, continuata con il campanile millenario, per arrivare all’ex istituto del Marchiondi.
3. “Recupero sociale dei borghi: domani”

Figino è un antico borgo che oggi si trova di fronte a un “borgo” di tipo nuovo: inutile negare che l’impatto c’è, anche perché i residenti sono poco aiutati. A parlare del “Rapporto fra borgo vecchio e borgo nuovo”, è Bruno Volpon, dell’Associazione il Giuscano. Gli abitanti hanno sempre considerato Figino più un paese che borgo. Milano, invece lo considera un luogo ideale per collocare megaservizi, tra: inceneritore, termovalorizzatore, depuratore, Tir provenienti dalla vicina uscita della Tangenziale, presenze “particolari” e, ora, nuova moschea. D’altro canto mancano totalmente servizi compensativi, è stata tolta perfino la biblioteca. Costruito il nuovo borgo, concepito come housing sociale, si è popolato di altre 700 persone a forte presenza di etnie diverse, con un impatto notevole sul vecchio borgo. I nuovi arrivati, “salvo qualche lodevole eccezione”, non hanno alcun senso della comunità, l’housing sociale in questo caso è un fallimento notevole, sebbene i cittadini organizzino molte iniziative durante l’anno. Vedi l’intervento integrale QUI.
Sul “Ruolo della stampa locale per il recupero storico e sociale”, ha relazionato Stefano Ferri, direttore del mensile cartaceo “il SUD Milano” e della testata online ilsudmilano.it. Ferri ha sottolineato il contributo fondamentale offerto dalla stampa locale nel compiere lo sforzo di raccontare la storia locale e difendere il territorio. Il mensile ha la fortuna di avere Riccardo Tammaro tra i suoi collaboratori. Importante far capire che una cascina non è un rudere, ma il segno della storia e quindi dell’anima di un territorio. Le testate de il SUD Milano, ha sottolineato Ferri, hanno anche un altro ruolo. Attraverso il racconto e l’informazione diffusa, lo scambio e la partecipazione contribuiscono a formare nuovi cicli identitari. In particolare operando su uno degli assi maggiormente problematici del concetto di identità sociale che è quello della dialettica affinità/diversità, “neutralizzando da una parte ideologie centripete che legittimano chiusura e autoreferenzialità e dall’altra favorendo relazioni e cura del territorio”.


